LABORATORIO
GIOCARE CON L'ARTE
"...Se siamo d'accordo che ognuno fa quello che sa, e che
la fantasia e la creatività operano sulla memoria, il problema
che segue è come il far memorizzare ai bambini il massimo
dei dati, visto che l'allargamento della conoscenza favorisce
le facoltà creative. Pare che il gioco sia la condizione
ottimale per memorizzare qualcosa...".
Così scriveva Bruno Munari, in una nota informativa destinataci,
a cui dobbiamo le linee fondamentali di metodo del Laboratorio
"Giocare con l'arte", annesso al Museo di Faenza.
E' molto difficile condurre i bambini in visite guidate al Museo,
sia pure in quei casi in cui essi vengano "preparati"
dagli insegnanti. Occorre per essi trasformare in qualche modo
il Museo dal luogo che è - una raccolt di oggetti sia pure
ordinata "didatticamente" nel più ottimale dei
modi - , in un luogo di scoperta, di fantasia, in qualcosa che
faccia parte di un gioco. Non vi è niente di più
avvilente, per un direttore, che veder scorazzare per le sale,
annoiati e vocianti, reagenti più o meno scompostamente
ai vincoli seriosi di un itinerario museale, dei gruppi di bambini
a cui gli insegnanti non riescono a tener dietro.
Il Laboratorio "Giocare con l'arte" prepara i bambini
al Museo: non tanto con discorsi, ma facendo vedere, toccare,
provare e fare in uno spazio appositamente ideato per loro, dove
possano recepire e sperimentare alcune fondamentali regole del
gioco, come da una piattaforma sulla quale sprigionare la loro
personale creatività. Le regole del gioco sono l'apprendimento
di alcune tecniche ceramiche semplici e via via più complesse,
anche per la loro combinabilità, e l'uso dei più
diversi strumenti e utensili - in una disposizione creativa anch'essa
per il riutilizzo più disparato di "objets trouvés"
- d'intervento sulla e con l'argilla.
Fondamentale non è l'opera conclusa, ma i procedimenti
attraverso i quali si può raggiungere l'opera: per questo
non sono tanti i manufatti esposti al Museo ad ispirare il processo,
ma è questo stesso processo che permette di scoprire i
"segreti" di quei manufatti in qualche modo codificati.
Così i bambini scoprono il Museo non per visite guidate,
ma individuando in esso quelle opere con caratteristiche simili
a quelle da loro stessi sperimentate. Chi li conduce a tali scoperte,
o in qualche modo li sollecita, potrà dare anche quelle
informazioni storiche, tecniche, estetiche che i bambini a secondo
della loro età saranno in grado di recepire o che essi
stessi richiedono. Per esperienza, si può dire che le brevi
visite al Museo successive ai giochi in Laboratorio, sono avvenute
e richieste dai bambini stessi con vero interesse e con la consapevolezza
del luogo diverso ma in qualche modo interagente con la loro libertà
esplicata nell'ora di laboratorio: nel museo la loro libertà
è soprattutto visiva e orale. Ma il Museo va anch'esso
in laboratorio, talora con alcune opere che vengono in qualche
modo "smontate" per far scoprire le regole che soggiaciono
alla loro struttura, al loro volume, alla loro pelle, ai loro
colori: mai come modelli da imitare.
E così avviene per gli artisti che vengono a giocare coi
bambini: essi rappresentano il museo come materia vivente, poiché
non sono tanto loro opere concluse che essi mostrano e illustrano,
e che sono già in tanti casi museificate; è il loro
approccio diverso coi materiali e con gli strumenti, con le diverse
loro intenzioni e sensibilità, con la loro disponibilità
al gioco nell'applicazione dei vari linguaggi alla ceramica a
concentrare l'attenzione. Non a caso alcuni di questi artisti
hanno esperimentato il materiale ceramico per la prima volta in
laboratorio, in tutto e per tutto come gioco: mentre altri, con
esperimentata conoscenza, sono stati condotti a confrontarsi nel
gioco con la propria arte. L'aura dell'arte si dispiega così
negli infiniti rivoli e combinazioni di una operatività
i cui risultati possono avere importanza soltanto, e innanzitutto,
se è possibile seguirne le regole. Il valore estetico dell'opera
è propedeutica assai più complessa di quanto si
possa esercitare in questo rapporto Museo-Laboratorio: ma in esso
sono insite alcune fondamentali coordinate di base che possono
condurre, tramite quella "memoria" a cui fa riferimento
Bruno Munari, a sedimentarlo e recepirlo col tempo. In questo
quaderno (...) si è inteso dare soltanto un'idea di questo
complesso itinerario all'opera: incontro dell'arte con la ceramica
in laboratorio, ceramica come materiale d'arte e come avvio alla
comprensione dell'arte in laboratorio.
(Tratto
da: Gian Carlo Bojani e Ivana Anconelli (a cura di), "Arte
e ceramica in laboratorio", Museo Internazionale delle Ceramiche
in Faenza - Comune di Faenza, Litografie Artistiche Faentine,
Faenza, 1991, pp. 9-10).