Torna alla home page della sezione restauro
Gli artisti nel laboratorio dal 1984 ad oggi, clicca qui.

Una visita al Museo. La classe VC della Scuola Don Milani di Faenza.








Clicca qui per scrivere al MIC
Motore di ricerca del sito MIC

 


LABORATORIO GIOCARE CON L'ARTE

"...Se siamo d'accordo che ognuno fa quello che sa, e che la fantasia e la creatività operano sulla memoria, il problema che segue è come il far memorizzare ai bambini il massimo dei dati, visto che l'allargamento della conoscenza favorisce le facoltà creative. Pare che il gioco sia la condizione ottimale per memorizzare qualcosa...".

Così scriveva Bruno Munari, in una nota informativa destinataci, a cui dobbiamo le linee fondamentali di metodo del Laboratorio "Giocare con l'arte", annesso al Museo di Faenza.
E' molto difficile condurre i bambini in visite guidate al Museo, sia pure in quei casi in cui essi vengano "preparati" dagli insegnanti. Occorre per essi trasformare in qualche modo il Museo dal luogo che è - una raccolt di oggetti sia pure ordinata "didatticamente" nel più ottimale dei modi - , in un luogo di scoperta, di fantasia, in qualcosa che faccia parte di un gioco. Non vi è niente di più avvilente, per un direttore, che veder scorazzare per le sale, annoiati e vocianti, reagenti più o meno scompostamente ai vincoli seriosi di un itinerario museale, dei gruppi di bambini a cui gli insegnanti non riescono a tener dietro.
Il Laboratorio "Giocare con l'arte" prepara i bambini al Museo: non tanto con discorsi, ma facendo vedere, toccare, provare e fare in uno spazio appositamente ideato per loro, dove possano recepire e sperimentare alcune fondamentali regole del gioco, come da una piattaforma sulla quale sprigionare la loro personale creatività. Le regole del gioco sono l'apprendimento di alcune tecniche ceramiche semplici e via via più complesse, anche per la loro combinabilità, e l'uso dei più diversi strumenti e utensili - in una disposizione creativa anch'essa per il riutilizzo più disparato di "objets trouvés" - d'intervento sulla e con l'argilla.
Fondamentale non è l'opera conclusa, ma i procedimenti attraverso i quali si può raggiungere l'opera: per questo non sono tanti i manufatti esposti al Museo ad ispirare il processo, ma è questo stesso processo che permette di scoprire i "segreti" di quei manufatti in qualche modo codificati. Così i bambini scoprono il Museo non per visite guidate, ma individuando in esso quelle opere con caratteristiche simili a quelle da loro stessi sperimentate. Chi li conduce a tali scoperte, o in qualche modo li sollecita, potrà dare anche quelle informazioni storiche, tecniche, estetiche che i bambini a secondo della loro età saranno in grado di recepire o che essi stessi richiedono. Per esperienza, si può dire che le brevi visite al Museo successive ai giochi in Laboratorio, sono avvenute e richieste dai bambini stessi con vero interesse e con la consapevolezza del luogo diverso ma in qualche modo interagente con la loro libertà esplicata nell'ora di laboratorio: nel museo la loro libertà è soprattutto visiva e orale. Ma il Museo va anch'esso in laboratorio, talora con alcune opere che vengono in qualche modo "smontate" per far scoprire le regole che soggiaciono alla loro struttura, al loro volume, alla loro pelle, ai loro colori: mai come modelli da imitare.
E così avviene per gli artisti che vengono a giocare coi bambini: essi rappresentano il museo come materia vivente, poiché non sono tanto loro opere concluse che essi mostrano e illustrano, e che sono già in tanti casi museificate; è il loro approccio diverso coi materiali e con gli strumenti, con le diverse loro intenzioni e sensibilità, con la loro disponibilità al gioco nell'applicazione dei vari linguaggi alla ceramica a concentrare l'attenzione. Non a caso alcuni di questi artisti hanno esperimentato il materiale ceramico per la prima volta in laboratorio, in tutto e per tutto come gioco: mentre altri, con esperimentata conoscenza, sono stati condotti a confrontarsi nel gioco con la propria arte. L'aura dell'arte si dispiega così negli infiniti rivoli e combinazioni di una operatività i cui risultati possono avere importanza soltanto, e innanzitutto, se è possibile seguirne le regole. Il valore estetico dell'opera è propedeutica assai più complessa di quanto si possa esercitare in questo rapporto Museo-Laboratorio: ma in esso sono insite alcune fondamentali coordinate di base che possono condurre, tramite quella "memoria" a cui fa riferimento Bruno Munari, a sedimentarlo e recepirlo col tempo. In questo quaderno (...) si è inteso dare soltanto un'idea di questo complesso itinerario all'opera: incontro dell'arte con la ceramica in laboratorio, ceramica come materiale d'arte e come avvio alla comprensione dell'arte in laboratorio.

(Tratto da: Gian Carlo Bojani e Ivana Anconelli (a cura di), "Arte e ceramica in laboratorio", Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza - Comune di Faenza, Litografie Artistiche Faentine, Faenza, 1991, pp. 9-10).