Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

DIANA FRANCO, "NOVECENTO e OLTRE” … A NAPOLI
Diana Franco

Da Eduardo Alamaro, dalla conferenza "NOVECENTO e OLTRE. Rassegna di artisti campani tra memoria e presenze. DIANA FRANCO", alla Libreria Guida di Napoli il 14 marzo 2012.



Meno male che in Italia c’è il MIC a cui scrivere, a cui chiedere… nel quale trovare conforto di ricerca ceramica. “Mia cara MIC, ti scrivo questa mia perché il 14 marzo devo parlare alla libreria Guida di Napoli dell'artista polimaterica, ultraottantenne ben portata, Diana Franco di Napoli. Nei preziosi depositi d’arte del sullodato MIC giace una sua opera iniziale, un piatto di maiolica del 1950, quand’era ancora allieva dell'Istituto d'arte napoletano, magistero ceramico. Domanda: potete inviarmi on line l'immagine di questo piatto con le “tre donne sonanti” post-belliche? Mi dicono che si farà a breve anche una mostra, con relativo catalogo della “Pironti editore”, Napoli ….. Grazie.
Risposta rapida del MIC: “Come richiesto, troverà allegato il recto e il verso del piatto dell'artista Diana Franco, inv. 4468, appena fotografati; i file sono sicuramente adatti all'utilizzo di un buon power point, bassa definizione. Buona conferenza….
Mi sono allora messo al lavoro con più brio. C’è un sito web che mi è stato indicato. Digito: “diana franco artista”. E’ molto utile e documentato, articolato, diviso per settori: biografia, pittura, vetri e cristalli, mosaici e ceramiche. Leggo qualche nota critica d’epoca, niente di veramente interessante, per me.

Devo costruire l’intervento e non è facile trovare le parole giuste, nei tempi giusti di una comunicazione breve. E’ un territorio fragile e poco noto, quello di cui Diana Franco è felice espressione. Devo muovermi in una cristalliera di ceramiche e vetri d’arte decorativa. Perché è questo un territorio molto suscettibile e ogni parola va ben soppesata. Alcune evitate, in primis: artigiano, artigianato. Perché questa fascia di operatori estetici alla Diana Franco, seconda metà ‘900, sta in un limbo storico-critico, in una nicchia di amatori a basso costo, dalla quale difficilmente uscirà fuori. Cose da Modernariato, da mercante in fiera e non vogliono essere etichettati come “artigiani”, …. hanno pagato sulla loro pelle questa indefinitezza di colacazione critica … a non aver avuto un sistema museale e di mercato adeguato al loro valore, alla loro eccentricità, a loro sostegno … Come fare? Nella mia libreria prendo il catalogo: “Ceramiche del Museo Artistico Industriale di Napoli, 1920-1950”, di Angela Carola-Perrotti e Ciro Ruju (Centro Di, Firenze, 1985. A pagina 112, scheda 122, è pubblicata la scheda e l’immagine fresca della mattonella maiolicata dipinta “Diana cacciatrice”, opera del 1949 prodotta dall’allora allieva Diana Franco nell’ Istituto statale d’arte di Napoli. A pag. 98, scheda 96, è pubblicata anche un’ altra opera della Franco, un modellato: “Il bacio di Giuda”, sempre del 1950…

Ma do un’occhiata anche agli altri, patetici, commoventi artisti-artigiani: Aldo Ajo, due vasi di Guido Gambone l’eccelso; Giuseppe Macedonio, Giovanni Petucco, la sirena-puttana bicaudata dello scultore napoletano Saverio Gatto, …; poi Fabbri de “la Salamandra”, che mi interessa, per questo intervento, perché è di Perugia, ma poi insegnò a Napoli, all’Istituto d’arte di Napoli … e la Diana Franco fu educata da giovanissima proprio a Perugia, all’Istituto d’ arte di Perugia, nella pittura decorativa, … e solo quando venne a Napoli applicò questa cifra decorativa alla ceramica d’arte. E Fabbri sorvegliava, un gran tecnico …

Ma come inquadrare il tutto, tra forte e debole, maggiore e minore? Dirò che una definizione dell’arte che amo è questa: “L’arte è tutto ciò che gli uomini chiamano arte”. E le donne? Le donne che compiono delitti da codice penale, dirò ironico, sono il 5% della popolazione che sta alloggiata nelle patrie galere italiane. Più o meno la stessa percentuale delle donne d’arte che sta documentata nei musei. Questa definizione che privilegio dell’arte è ampia, ma lo spazio dell’arte a Napoli invece pare stretto. L’informazione ancor di più. Una riprova? Ad alcuni autorevoli artisti non è piaciuta la serata per Diana Franco alla libreria Guida.
Raramente ho sentito cose dette con tanta acidità e animosità: " … l'avete fatta passare per vittima, vittima dell’arte maschilista … ma quale vittima? E’ stata una cicala, una cicalina, … è la Liala dell'arte napoletana, … ben le sta a stare adesso fuori dai libri di storia dell’arte (locale), .... ha fatto sempre arte leggera, solo decorazioni, ornato, sdolcinature gradevoli per il largo pubblico, larghissimo …” E poi: “… faceva arte da rivestimento, arte a metro quadrato …, con la ceramica faceva soldi mentre noi, artisti di ricerca, facevamo la fame, negli anni cinquanta, sessanta … noi che eravamo impegnati, … solo con lo stipendio della scuola a portare avanti la ricerca d’avanguardia a Napoli … invece loro, i ceramisti, se la facevano con gli architetti, con la legge del 2%: un vero imbroglio, … e noi guardavamo i palazzi, queste decorazioni sdolcinate, di mestiere …”

Ho risposto: “…invece proprio per questi motivi aciduli a me interessa Diana Franco. Come donna e come tematica al femminile decorativo d'arte: è perfetta per il mio racconto critico, per l' arte bella e ornamentale, attuale ...”
Infatti Diana Franco è stata (ed è) bellissima donna e il suo lavoro è stato sempre orientato snobisticamene sulla decorazione e sull'ornato pubblico- privato, cosa che l'ha sempre penalizzato, in tempi freddi e "impegnati", politici, realistici - concettuali, ideologici. Quelli della modernità appena passata, “razionale”… "La forma segue la funzione".....
"L'ornamento è delitto", aveva detto e scritto Adolf Loos, nel suo “Parole nel vuoto” (Adelphi, 1972, pag. 279: “Noi abbiamo superato l’ornamento, con fatica ci siamo liberati dall’ornamento .. e dallo stile”), come ho letto, nel tentativo di risalire all’origine di questa maledizione sulla decorazione.

E quando, settant’anni dopo, alla fine degli anni '70, questa, insieme allo stile, è stata sdoganata dal postmodern di Portoghesi, Mendini e ABO, … l'ornato, la leggerezza, la tematica della decorazione è stata appannaggio degli scaltri architetti e degli artisti, quelli all’Ontani furba maniera, tanto per fare un nome tra i tanti. Come si può vedere del resto a MetroNapoli, … nel metrò dell’arte, alle varie fermate più o meno obbligatorie. Povera e ricca Diana Franco, quindi. Sempre fuori posto e pasto di storia dell'arte “importante” moderna. Mai in un museo "alto", quelli che contano e cantano, col blasone e con bastone del maschio dominante impegnato sopra.
Diana sempre relegata dalla critica a battere la strada “minore” dell’arte pratica e utile…, il marciapiedi dell'arte decorativa, … Diana bella a fare da rivestimento, a fare la guardaporta di lusso a via Palizzi, … ceramica panoramica e luccicante; o in qualche atrio di edifico pubblico a Napoli ... come si vede nel sito web: “diana franco artista”

Nonostante le apparenze e quanto dicono gli aciduli artisti suoi coetanei, ma non per questo rabboniti dal tempo, Diana è ancora donna maledetta … perché seducentissima …, bellissima e decorativissima. Donna sempreattraente e perciò d’arte perdente. E pendente, traballante, secondo me!!
Diana perdente d’arte moderna ma esemplare e resistente. In qualche modo eroica superstite di una modo di essere portatrice di un sogno, di un progetto "artigiano" concluso: dall'ideazione alla realizzazione dell’opera, un vero lusso, oggi.
E il distrutto Istituto d'arte, ultima nota dolente, con i suoi laboratori d'applicazione tecnica, nei casi migliori, assicurava un tempo questa formazione completa. Una prece e un ricordo per quelle scuole che furono …..
Perciò io scrivo così, perciò io ho parlato così, per Diana Franco, alla Libreria Guida di Napoli, il 14 marzo scorso!!!! Per confronto e riscontro, per i curiosi, allego il link del video che documenta l’iniziativa: youtu.be/6pDmBp9SQzQ Dura un'ora e mezza. Ma c'è una freccetta sopra che abbrevia i tempi e fa saltare le parti che non interessano. Non certo il mio intervento che si conclude con un grande elogio al MIC di Faenza, museo che ha permesso la visione di un dimenticato piatto maiolicato nel 1950 a Napoli, molto apprezzato!!

Un bacio critico aMICcante da Eduardo Alamaro

Nella foto: Diana Franco, tre donne che suonano, piatto, maiolica policroma, diam. cm. 41, 1950 (inv. 4468, dono dell'ISA di Napoli al MIC di Faenza, 1951)