Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

ADDIO AL MAESTRO BASSANESE FEDERICO BONALDI
Federico Bonaldi, "Il suono dell'acqua", 1991

Federico Bonaldi: 79 anni di vita, dedicati ad una grande passione, quella per la ceramica.



Si è spento il 12 agosto, dopo una lunga malattia, nella sua casa bassanese Federico Bonaldi, immaginifico assemblatore di forme e figure provenienti da una cultura “rurale” destinata, però, a influenzare i ritorni colti degli anni Novanta.

Bonaldi è annoverato a pieno titolo  tra i più grandi gli esponenti della scultura e della ceramica veneta.

Nel 1992-1993 partecipò alla grande mostra itinerante in Gaippone curata dal Museo Internazionale delle Ceramiche, e coordinata dall'allora direttore prof. Gian Carlo Bojani,  "Ceramiche Italiane Contemporanee. 1950-1990" che toccò le città di Kyushu, Shigaraki e Toki. Nelle raccolte del Museo Internazionale delle Ceramiche si conservano numerose opere a partire dagli anni '50 fino agli anni'90, alcune delle quali si possono ammirare nella Sezione del Novecento.

Premio Cultura Città di Bassano nel 1996, Bonaldi è apprezzato nel mondo dell'Arte italiana ed Internazionale, particolarmente amato in Giappone, si è affermato cinquant'anni fa alla Biennale di Venezia che lo aveva nuovamente invitato ad esporre nel 2011 a Palazzo Grimani a Santa Maria Formosa.

Ceramiche_Faenza_News/bonaldi_11.jpgIn occasione della 54° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia (5 giugno  – 27 novembre 2011) a Federico Bonaldi è stato chiesto di esporre un vasto pannello composto da oltre cento elementi in terracotta: il Ratto di Europa (particolare nell'immagine a fianco). Nel pannello il mito legato all’unione tra oriente e occidente, sono presenti immagini stilizzate, simboliche, favolistiche con simboli appartenenti a tante culture diverse: l’anima occidentale , con i pannelli di scrittura corsiva o in lettere capitali e altre storie  (Natività, il leone di San Marco….) e altri contenuti legati a pensieri orientali, buddisti, taoisti, tibetani ed ebraici. Il confronto tra questi elementi, distinti ma uniti nella concezione globale dell’opera è espresso con parole più belle e più convincenti dallo stesso artista  “ Da ragazzino creavo i misteri con la stagnola e pezzi di vetro colorato più una lucertola che dava a tutto il movimento. I suonatori di tamburo giapponesi sono molto seri. Mi piace trasformarmi in una suora di clausura che ricama, in un tessitore di tappeti caucasici, in un posatore Comacino di pavimenti, conciatore di pelli ad Arzignano, sciamano a Caltagirone, Imperatore in Madagascar…
Facoltà miracolosa e meravigliosa attività!
Lavo i piatti e le pentole e impasto la terra.”

Una creatività internazionale quella di Bonaldi, ma con un forte legame al territorio. E’ proprio nella civiltà contadina e nel suo ricco patrimonio che Federico Bonaldi ha costruito il suo bagaglio artistico, che lo ha portato nell’Olimpo dei ceramisti più stimati.

 

Nell'immagine (in alto): Federico Bonaldi, "Il suono dell'acqua", 1991. Esposta nella mostra "Ceramiche Italiane Contemporanee. 1950-1990", Giappone 1992-1993 (MIC Faenza, inv. 27009)