Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

GREENROAD

Da Eduardo Alamaro, Grottaglie-ceramica/architettura dell'11 dicembre 2012, dal settimanale on line d'architettura "PresS/Tletter" n. 01-2013



L’Ilva di Taranto dal finestrino della corriera che mi porta a Grottaglie è veramente suggestiva. Erano le quattro del pomeriggio e il rosso ruggine dell'acciaio al tramonto strutturale si combinava perfettamente col blu intenso del cielo speranzoso di domani. Mix ben riuscito, caropittore!!

Le altissime ciminiere del mostro industriale mandavano su, brum-brum, dei rotondi nuvoloni neri. A ritmo continuo sbruffante e lostofante. Spettacolo bellissimo, assoluto, potente, maschile, futurista, brum, brum. E ancora brumm!!!

O no, mi correggo: bisogna andare ancora più indietro nel tempo: le mie sono pennellate ‘e PresS/T simili a quelle delle impressioni del viaggio progressista nella campagna inglese a fine ‘700. Sto in un acquerello di Turner, che cosa sublime! Ma Dickens stava già dietro la porta dell’inferno, … e una freccia acuminata stradale dll’Anas mi indica spietata la direzione: “Tamburi-cimitero”. Questa associazione mi rovina il quadro d'InTurner tarantellato, che disdetta.

 

Vorrei dire all’autista: “Scusate buon uomo, mi fate scendere?, possiamo fare una pausa edilizia nel viaggio green? … giusto il tempo per vedere dal vivo e dal morto la qualità socio-progettuale del quartiere che il ministro competente vorrebbe rottamare. Così, tanto per scrivere un Intermezzo rapido e poi ripartire ….” No, non si può?? E allora proseguiamo, andiamo oltre, a una ventina di chilometri da Taranto, a Grottaglie. Esattamente nel teatro dell’ex Istituto d’arte (oggi declassato a generico Liceo Artistico) dove il locale GAL (Gruppo  Azione Locale) con un convegno specifico rilancia la sua proposta green alla quale lavora da tempo.

E’ la greenroad, la strada del futuro, che al momento non entra in rotta di collisione con le tumorali prospettive industriali dell'Ilva, ma di fatto indica un’altra via. La via di David contro Golia: che Dio li assista.

 

E ci credono, quelli del Gal nel pollaio dell’area attorno all’Ilva di Taranto tumorale. “Un’altra provincia di Taranto è possibile, tutta verde e rosa, forse arancione!”, ha affermato speranzoso all'inizio del convegno il sindaco ospitante Alabrese. E su questo obiettivo il Gal colline joniche tenta di formare rete e nuovi quadri d'impresa, microaziende di giovani, nuovo artigianato diffuso. In un contesto certamente non facile ma dove la difficoltà è vissuta come uno stimolo; l'ostacolo come una opportunità per crescere, per spremere le meningi e trovare soluzioni inedite al conflitto in corso.

Soluzioni da trovare in tempi brevi, con idee partecipate in poche parole essenziali. Perché, come dice emblematicamente don Cosimo, l’anziano parroco del luogo, cultore del dialetto locale come strategia letteraria: “è bravo chi la fa breve, e la fa breve solo chi è bravo!!”. (Don Cosimo, oltre la Bibbia, legge certamente le "Opinioni" di Lpp che, si sa, ha idee brevi e ficcanti, nda).

 

Insomma, mentre il mostro di Taranto pare rantolare, colpito a morte dal fuoco incrociato e da non poca parte dell’opinione pubblica, quelli del Gal colline joniche puntano su una economia verde, fattibile e non fottibile; fatta di uno strano mix di "indietro tutta e avanti rapidamente". Fatta (e non fotti) di artigiani del turismo e del tempo libero; di antiche masserie consorziate e di prodotti tipici; “di territorio rurale antico rivisto in chiave innovativa, (come quello della cultura delle foglie di vite fresche e/o in salamoia, una assoluta novità applicativa e commerciale della zona)”, come ricordato da Antonio Prota, presidente del Gal. Nonché fornire progetti di servizi a sostegno della popolazione tardoindustriale sofferente, specie giovanile e a quella postindustriale nascente (pregevole in questo senso il lavoro dei Gesuiti a via Carlo Marx, nda).

 

La prospettiva green, anche di lavoro d’architettura, posta in questo quadro sociale d’insieme, pare quella tranquilla e molto realistica della tutela del territorio dato, agricolo-produttivo; del restauro e della valorizzazione dei segni storici del luogo, anche dialettali (in questo senso è la richiesta, già ben avviata da tempo da Oronzo Patronelli, consigliere Gal, del riconoscimento Unesco dell’area grottagliese, materiale e immateriale). Nonché l’innesto di modica quantità d’innovazione compatibile con l’ambiente e il prodotto tipico consolidato, anche se in caduta libera (in primis, la nobile ceramica d’arte della tipologia d’uso “rustica e paesana”, della quale Grottaglie è stata leader popolare folclorica, ma talvolta amara e comica ironia sulla condizione umana).

Insomma, non è una novità: “il futuro ha un cuore antico”…. E la verità sta nel mezzo … (e si sa che il fine green giustifica il mezzo, di cui sopra). Da qui “il centrismo” dello slogan, in questo convegno più volte ricordato: “innovazione nella tradizione”. Slogan moderato e per molti versi cerchiobottista, che però al momento pare l’unico disponibile: una scatola (vuota) da riempire di nuovi contenuti vendibili. Altrimenti il rischio (ne ho visto tante …) è di fare il Gal ncopp' 'a munnezza delle macerie d’idee passate. E, passati “i sostegni” pubblici e gli entusiasmi politici-culturali, si generano sole altre macerie.

 

Non pare questo il caso. E’ proprio per questo motivo che, ad esempio, a sostegno pratico di tutto ciò, leggo: “il Gal Colline Joniche, con l’attivazione della Misura 312, ha confezionato tre bandi per finanziamenti ad aziende non agricole che siano insediate negli undici Comuni aderenti ovvero: Carosino, Crispiano, Faggiano, Grottaglie, Monteiasi, Montemesola, Monteparano, Pulsano, Roccaforzata, San Giorgio Jonico e Statte. I finanziamenti disponibili sono di circa 600.000 euro per ogni azione, con il 50% a carico del proponente del progetto (che non potrà superare i 40.000 euro) al quale potrà essere riconosciuto un contributo pubblico fino a 20.000 euro.”

Non è molto, ma - come dicevano nel maggio francese-: “Ce n'est qu'un début“ (di finanziamento). Sperando che non rimanga, dicevo, solo un debutto. E che le idee e le immagini del convegno acquistino “nuovo peso” sociale. E soprattutto nuovo “peso ceramico” nel sociale. Perché “il difetto” può stare nel manico: nella troppa arte e poca industriosità. Troppe idee (da verificare) e nessun commercio di “nuovo rusticano” che matura all’interno di una poetica.   

 

Non poca parte del convegno è stata infatti dedicata a questo punto  centrale dell’impresa ceramica nell’urbano d’oggi. Al fine di dare spessore e sostanza culturale a una idea: fare a breve di Grottaglie un cantiere attuale di sperimentazione per l’architettura-ceramica. O della ceramica nell’architettura possibile e compatibile con la tradizione produttiva del luogo green tarantino (con tarantelle d’accompagnamento).

Dice Oronzo Patronelli, anima Gal del progetto-ceramica nell’urbano: "Se ritorniamo al passato siamo subito proiettati al futuro e così ci rimarrà un buon presente". E poi aggiunge: “Bisogna perimetrare alcune parti di città per insertare ceramiche & nuovi progetti: bisogna fare di Grottaglie un modello operativo concreto, tra tradizione e nuove tecnologie, da verificare in concreto, & in concerto con gli altri, nel vivo delle fiamme del fuoco ceramico ...”.

Non è un tema nuovo (ricordo tentativi analoghi di La Pietra e Masella, 1999), ma qui pare che ci siano le condizioni (e la coscienza non provinciale) per risperimentarlo e rilanciarlo socialmente.

Insomma il locale Gal dovrebbe dialogare col Galletto, che è il fortunato simbolo della ceramica tipica di Grottaglie. E così, storici dell’arte, archeologi, ceramisti, ceramiccanti, architetti, ex Istituto d’arte, economisti, religiosi, uomini di fede e di buona volontà pubblica …. dovrebbero confezionare dei corali nuovi Chicchirichi ceramici, veicolabili sul mercato d’oggi.

 

Ci riusciranno? Mi dicono che ci sia la disponibilità operativa di un buon numero delle 60 aziende ceramiche che sono tuttora insediate nella perla di Grottaglie: l’assoluto “quartiere delle Ceramiche” ancora vivo e miracolosamente in produzione dal Medioevo ad oggi, senza interruzione. Un unicum in Italia, una testimonianza del territorio storico-produttivo, questa presenza d’impresa pugliese, messapica. Perché se mollano i ceramisti del luogo, di quel quartiere ne faranno un grande supermercato. O un quartiere a luci rosse. Si passerebbe così dalle fiamme dei forni ceramici direttamente a quelle dell’inferno, Dio non voglia! Gesù pensaci tu (e dillo anche a Maometto, non si sa mai: siamo nel Mediterraneo, sotto il segno del comune padre Abramo e le sue coglie).

 

Ora, a convegno concluso, a pasti Gal consumati, si tratta di passare dalle parole alle cose, in un percorso progettuale virtuoso e partecipato. E si sa che le idee sono già progetto, a patto però che si confrontino con gli artefici fattivi (e non fottivi). Ma ci vuole un luogo pubblico d’incontro. I laboratori ceramici (deserti o sotto utilizzati dell’ex Istituto d’arte, peraltro in grave crisi di iscrizione, “10 iscritti a forza in ceramica”, ha detto la sconsolata preside di sei istituti), potrebbero esser una risorsa da vagliare.

All’uopo ho proposto una sorta di camera di compensazione, di decompressione e praticizzazione di quanto detto: un “incubatore d’idee”. Mi diceva però il ceramista Mimmo Vestita, che fa “ceramica superiore” (perché la sua azienda sta al primo piano, nel laudato quartiere), che: “la tradizione artigianale di Grottaglie non ci sta nella mia proposta…”, perché lo spirito del luogo non è pubblico e corale. “Per fare bene ceramiche”, aggiunge “è necessario uno spazio d’intesa più riservato e magico, ove si possa tessere il dialogo stretto tra progettista e artefice, spesso una sola persona: la sorpresa e il segreto fanno parte del gioco creativo …., anche in questo lavoro a rete, aperto, open”. Di conseguenza pare che intendano andare per questa via più riservata e collaudata …. Vedremo.

 

Basta, devo ripartire, e ho già scritto troppo. Per dubbi o informazioni sul progetto: “Ceramica architettura a Grottaglie”, rivolgersi alla segreteria del Gal Colline Joniche, tel. 099-5667149. Oppure cliccare su www.galcollinejoniche.it

E’ tutto, buon Natale, buon anno, Eldorado