Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

MONTE CITRONIO
MONTE CITRONIO

Da Eduardo Alamaro: …



“Cari amici dell’Archiwuoò,

vedo con piacere che il solerte Muratore insiste e rilancia simpaticamente il sol-Solimene di Vietri sul mare; cioè la lingua parlata negli anni cinquanta di Sol-eri, impastata col dialetto e col diletto di tutti i muorti e stramuorti dell’architettura che fu e che sarà del loco.

Architettura e sensibilità d’impresa organica anni cinquanta che, attenzione, attenziò, non ci sarebbe stata senza l’aratura del campo vietrese fatto negli anni venti – trenta (e sgg.) da erranti intraprenditori, artisti e artGiani senza fissa dimora provenienti dal Nord industriale: dall’Olanda, Germania, Russia, Austria, ecc… Quei benemeriti, spesso anonimi artigl-ieri, riconfigurarono alla radice, cioè inventarono alle fondamenta, una possibile tradizione ceramica moderna (ma dal spore antico) del loco. E gli artieri e gli artigiani paesani, dopo una comprensibile diffidenza ostilità, collaborarono a questo “progetto dolce” d’impresa, lo fecero loro, lo modificarono, lo resero autenticamente mediterraneo, smussando quelle durezze di disegno “tedesco”, di natura espressionista. Crearono così un giusto mix, che io chiamo “il tedeschiese”.

Gli incunaboli di questo eroico modo ceramico, chiamato “periodo tedesco”, non son facili da trovare e “spiegare”; ancor più difficile è trovare carte e cartoline di documentazione su quella permanenza artigiana “tedesca”. Lo scorrere di quella fondante vicenda, tanto cara al nostro Muratore di questo blog, è quindi più un racconto che una convincente realtà storica documentata.

E’ quindi con gran piacere che segnalo lo sforzo eroico della galleria Enrico Camponi, via della Stelletta 32, zona Montecitorio a Roma. Ogni anni di questi tempi la Galleria fa una festa di primavera attraverso una mostra di studio di uno di quegli artefici “tedeschi”.

 

Quest’anno è stata la volta del “primissimo”, di Gunther Studeman, che arrivò a Positano nel 1922 solo “per dipingere le atmosfere e i paesaggi della costiera”, ma poi fu, per fortuna nostra, fulminato dalla ceramica del loco, dai suoi colori, dalle sue forme e si fermò, si industriò, menò le mani e fece girare il cervello per la via giusta: aprì un nuovo fuoco e fece arte applicata vendibile, artistica & commerciale. Il tutto in una località chiamata “Fontana Limite”, il cui getto non era affatto “limitato”, anzi pare ancora possente, nonostante tutto e tutti. Amici romani dell’Archivuò, a…a …andate alla fonte subito, andate a Monte Citriono vietrese, al giallo Napoli della galleria Camponi, soddisfatti o rimborsati. Se andate a mio nome avrete un 10% di sconto sul listino prezzi, credetemi. 
Saluti, a presto, allego un po’ di immagini a maggior forza del mio scrivere,”

Eldorado

 

Da: Archiwatch, il blog di Giorgio Muratore