Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

LA TERZA VOLTA INSIEME
LA TERZA VOLTA INSIEME

Il 25 gennaio 2014 alle 18 verrà inaugurata a Milano presso Milan Art & Events Center, la doppia personale di Franz Stähler e Maria Amos.



Dopo le mostre di Genova (2012) e Neustadt (2013) tornano a esporre insieme Franz Stähler e Maria Amos. All’aprirsi del 2014, Milan Art & Events Center accoglie dal 25 gennaio la doppia personale dei due artisti tedeschi, già noti al pubblico italiano, tedesco e francese. La presenza di Franz Stähler sulla scena internazionale, italiana in particolare, è consolidata fin dalla metà degli anni Settanta, quando le sue sculture ambientali iniziarono a essere visibili in diversi paesi, non soltanto dell’Europa. Più recente il debutto di Maria Amos, che attualmente lavora in un interessante binario di sperimentazioni pittoriche e oggettuali fortemente ancorate alla ricerca poetica sul reale.

Franz Stähler presenta in questa mostra una serie di sculture di piccolo formato, che costituiscono una novità per l’artista abituato e dedito soprattutto alle grandi (e grandissime) opere ambientali e urbane, visibili ancora oggi in sedi pubbliche e private in Italia, Germania, Egitto, Francia e Stati Uniti. Si tratta di una ricerca recente di Stähler, portata avanti nel suo grande studio nella campagna a nord di Francoforte. Si conferma in queste opere l’uso di secolari legni di quercia e il recupero di ancor più antichi mattoni, riesumati dall’artista in insediamenti abbandonati in Europa come in Egitto. L’intento è ancora quello di dare vita e forma nuove al materiale già concepito e forgiato dall’uomo per le costruzioni urbane. Stähler lavora con un approccio totalizzante e quasi sciamanico, quando avvia un dialogo stretto, serrato e profondo con i più svariati materiali: dagli scarti industriali ai semilavorati naturali, dai grandi e pesanti cavi d’acciaio ai vasi in terracotta usati anticamente per conservare olio e vino. Stähler lavora quindi sulla combinazione plastica e architettonica di oggetti e materiali, avvicinando il suo operato a quello della natura, che egli considera la massima esecutrice e generatrice, alla quale l’artista (colui che ricerca e raggiunge un alto grado di consapevolezza) deve riferirsi e donarsi per mezzo del suo lavoro. Ciò che stupisce di queste recenti opere, tanto da attrarre e incantare lo spettatore, è l’apparenza fragile e leggera di queste vere e proprie filigrane di legno e mattoni. La tradizione artigianale nordica (assimilata e riconvertita a fini poetici da Stähler nel corso di diversi anni di formazione e sperimentazione) sorregge un sottile lavoro concettuale che rende il lavoro dello scultore attuale, originale e intriso di tensione umana e plastica. Tale tensione emerge ancor più dal contrasto tra queste leggere, mobili e pur stabili costruzioni e l’unica grande e pesante scultura in acciaio esposta in mostra. Anche in questo caso Stähler gioca, magistralmente, con materiali e forme, fino a solleticare l’aria, riuscendo a far gioire l’occhio insieme alla terra dalla quale sembra nascere questa danza di aculei levigati.

Maria Amos dopo aver esposto a Monte-Carlo e a Neustadt presenta a Milano dipinti a olio e quadri polimaterici. Per Amos la ricerca artistica significa affrontare il mistero della vita e del reale attraverso la libertà del gioco. A volte le visioni catturate nelle tele dipinte appaiono come incubi, nei quali la mostruosità e la deformità dei corpi non sono mai grottesche o bizzarre, quanto terribilmente commoventi o tragicamente reali. Una sorta di pittura muscolare convive con la dolcezza dello sguardo dell’artista nella penetrante introspezione psicologica dei personaggi. L’uso sapiente e originale del medium pittorico conduce l’osservatore a perdersi nei contorni sfocati, nei timbri acidi e nelle nebbie slavate di un paesaggio solo intuito, fino a quando si avverte che il reale è qualcosa che si può tentare di afferrare, a volte, con un gesto o uno sguardo nell’aria, nello spazio. Anche le immagini più dolci create da Amos racchiudono elementi evanescenti, fuggevoli, e questo perché i sogni e le visioni, come la vita intera, sono transitori. Un processo, quello di Amos, che dalla riflessione filosofica porta alla bidimensionalità della tela, che a volte si espande in oggetti fortemente simbolici, prelevati dalla realtà. Una tensione verso lo spazio che migra a sua volta nelle installazioni basate sulla sovrapposizione di vetri, a cercare la simultaneità e la sovrapposizione di parole, oggetti, animali, resti organici e pittura. Maria Amos riesce ad affrontare il tragico del reale (perduto nella sconsacrazione contemporanea dei miti tradizionali) giocando con gli stessi elementi che generano il distacco brutale tra esperienza concreta e percezione psicologica del fluire del tempo. In questi squarci che l’artista riesce a illuminare, è possibile vedere d’improvviso anche la leggerezza e la bellezza di un istante. Il lavoro di Maria Amos è vicino a quello del poeta, perché ci trascina e ci lascia sulla soglia di autentiche visioni, là dove gli oggetti e le parole acquistano di colpo lucentezza e senso nuovi.

Testi e presentazione in galleria di Luca Bochicchio

 

Sede: Milan Art & Events Center - Via Lupetta 3, Milano - tel 02 39831335
Periodo: 25 gennaio - 10 febbraio 2014