Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

MEDIOEVO SVELATO
Bologna, bacino (piatto) in maiolica recuperato dalla facciata della chiesa di S. Giacomo Maggiore, con raffigurazione di Frater Simon, identificabile molto probabilmente con l’omonimo sindaco del convento (inizi del XIV secolo). Deposito SABAP-BO

BOLOGNA: fino al 17 giugno, presso il Museo Civico Medievale, è aperta la mostra "Medioevo svelato. Storie dell'Emilia-Romagna attraverso l'archeologia". Una mostra racconta le composite vicende con cui Goti, Longobardi, Bizantini e i nuovi centri di potere (castelli, monasteri, edifici di culto e Comuni) hanno scritto la storia dell’intera regione dal IV-V secolo e gli inizi del XIV.



La mostra, promossa da Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara in collaborazione con Istituzione Bologna Musei | Musei Civici d'Arte Antica, intende offrire una panoramica del territorio regionale attraverso quasi un millennio di storia, dalla Tardantichità (IV-V secolo) al Medioevo (inizi del Trecento). L’Emilia-Romagna, infatti, fornisce una prospettiva di ricerca privilegiata per la comprensione di fenomeni complessi che investono non solo gli aspetti politici, sociali ed economici, ma la stessa identità culturale del mondo classico nella delicata fase di passaggio al Medioevo.

Il percorso espositivo si articola in sei sezioni tematiche. La I sezione è incentrata sul tema della Trasformazione delle città, ossia sull’evoluzione dei centri di antica fondazione in rapporto ai cambiamenti socio-economici e all’organizzazione delle nuove sedi del potere (laico ed ecclesiastico).

La II sezione, imperniata sulla Fine delle ville, prende in esame l’insediamento rurale di tipo sparso, già tipico delle fattorie di età romana.

I grandi mutamenti e, in particolare, l’ideologia funeraria di VI-VII secolo, caratterizzano la III sezione dedicata a Nuove genti, nuove culture, nuovi paesaggi: in tale periodo l’Emilia-Romagna consente di rilevare la sostanziale continuità tra età romana e gota - Parma, Imola (ricco corredo da Villa Clelia), Bentivoglio (Bologna) - e la forte differenziazione tra territori soggetti ai Longobardi (Emilia) e ai Bizantini (Romagna, qui rappresentata da Faenza e da Rimini).

Allo sfarzo di alcuni manufatti afferenti alle sepolture fanno riscontro i pochi materiali recuperati nei contesti urbani regionali – Fidenza (Parma), Rimini e Ravenna - della IV sezione dedicata a Città ed empori nell’alto Medioevo. All’opposto, spicca per vitalità e capacità economiche il più grande emporio del nord Italia nel secolo VIII, Comacchio (Ferrara), strategico centro lagunare aperto, in cui l’acqua gioca il ruolo fondamentale di via di comunicazione, trasporto e smistamento di merci e di beni mediterranei destinati alle terre del Regno longobardo.

Con la V sezione Villaggi, castelli, chiese e monasteri: la riorganizzazione del tessuto insediativo vengono evidenziate le nuove forme d’insediamento (VIII-XIII secolo), quali i castelli, i villaggi di pianura, talvolta fortificati, i borghi franchi, le chiese rurali, perfettamente integrate nella rete itineraria e il ruolo dei monasteri, incaricati del perpetuarsi della memoria dei defunti e della trasmissione della cultura.

Il racconto termina ciclicamente - grazie alla VI sezione incentrata su Dopo il Mille: la rinascita delle città, con il ritorno al tema dell’evoluzione dei centri urbani, studiati nella nuova fase di età comunale: Parma e Ferrara (di cui sono esposti oggetti di straordinario valore, perché conservati nonostante la deperibilità del materiale, il legno), Rimini e Ravenna, caratterizzate da rinnovato dinamismo e Bologna, rappresentata dalla più antica croce viaria lapidea (anno 1143), recuperata nel 2013 sotto il portico della chiesa di Santa Maria Maggiore (via Galliera).

Le storie dell’Emilia-Romagna si concludono a Bologna con altri eccezionali rinvenimenti dall’ex Sala Borsa e dalla chiesa di San Giacomo Maggiore, edificio alla sommità del quale sono stati recuperati - dalla collocazione originaria - i bacini (piatti) in maiolica databili agli inizi del XIV secolo. In quest’ultimo caso, oltre alla testimonianza di una vocazione decorativa specificamente programmata e realizzata a Bologna, emerge la figura emblematica del ritratto, in uno di questi contenitori, di frate Simone, identificabile molto probabilmente con l’omonimo sindaco del convento di San Giacomo.

 

La mostra è curata da Sauro Gelichi  (Professore Ordinario di Archeologia Medievale, Dipartimento Studi Umanistici, Università Ca’ Foscari Venezia) e Luigi Malnati (Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le Province di Modena, Reggio Emilia e Ferrara); coordinamento Cinzia Cavallari, archeologa SABAP-BO. L'esposizione è accompagnata da un catalogo scientifico (curato da Sauro Gelichi, Massimo Medica e Cinzia Cavallari).

 

Sede: Museo Civico Medievale, via Manzoni 4 Bologna | tel. 051.2193930 - 2193916
Periodo: fino al 17 giugno 2018
Orario: dal martedì alla domenica 10–18.30  /  chiuso lunedì feriali e 1° maggio