Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

STORIE D'EGITTO
STORIE D'EGITTO

MODENA. Il Museo Civico di Modena ha esposto integralmente e per la prima volta la raccolta egiziana del Museo formatasi alla fine dell’Ottocento. Costituita da un’ottantina di reperti riconducibili ai temi della regalità, del rituale funerario e della devozionalità templare, è stata sottoposta nell’ultimo anno a un articolato progetto di studio, indagini diagnostiche e interventi conservativi.



“Storie d’Egitto” è innanzitutto un progetto che coniuga discipline umanistiche e scientifiche e che partendo dalle analisi diagnostiche più avanzate sui reperti che fanno parte della raccolta egiziana dei Musei civici -in particolare quelle effettuate su una mummia- la riscopre con una mostra al Palazzo dei Musei di Modena.

L’approccio del museo di Modena, con un articolato programma di diagnostica e manutenzione conservativa dell'intero nucleo di antichità egiziane nel rispetto del Codice etico ICOM, che in merito alla cura delle collezioni prescrive che siano disponibili e trasmesse alle generazioni future nelle migliori condizioni possibili e con una documentazione adeguata, è stato approvato e sostenuto dalla Soprintendenza Archeologia Belle arti e Paesaggio per la città metropolitana di Bologna e le province di Ferrara, Modena e Reggio Emilia.
Sempre in tal senso, il protocollo seguito per il progetto verrà ripetuto nei prossimi anni per riscoprire, valorizzare e preservare altre raccolte dei Musei civici conservate nei depositi e non esposte per mancanza di spazio o per altre motivazioni.

 

Il progetto, curato per i Musei Civici da Cristiana Zanasi, ha coinvolto diversi specialisti: Daniela Picchi, responsabile della sezione egiziana del Museo Civico Archeologico di Bologna, ha curato il programma di diagnostica e manutenzione conservativa coinvolgendo specialisti del settore mentre a Marco Zecchi, docente di Egittologia all'Università di Bologna, si deve la supervisione scientifica dello studio dei reperti, affidato a due giovani ricercatori, Beatrice De Faveri e Alessandro Galli. L'intera collezione è stata oggetto di indagini, preliminari agli interventi di pulitura e restauro eseguiti da Cinzia Oliva (reperti organici), Renaud Bernadet (reperti archeologici), Post Scriptum (il cartonnage).

 

La collezione egiziana dei Musei civici, consistente in un'ottantina di reperti, si costituisce alla fine dell'800, negli anni successivi alla fondazione del Museo. La storia della formazione della raccolta rappresenta un'interessante chiave di lettura museografica dell'epoca e delle modalità di acquisizione dei reperti attraverso acquisti, donazioni e scambi. Dalla frammentarietà delle acquisizioni emerge tuttavia che i direttori del Museo succedutisi nel XIX secolo non perseguirono convintamente l'idea di creare una sezione di egittologia.
Le prime donazioni, da parte di cittadini modenesi, tra cui lo stesso fondatore e primo direttore Carlo Boni, risalgono al 1875. Fra gli altri donatori figurano modenesi illustri che contribuiscono in modo rilevante alla formazione di raccolte del Museo, come il Marchese Giuseppe Campori e l'astronomo Pietro Tacchini, il quale, recatosi in Egitto nel 1882 per osservare un'eclissi di sole, ricevette in dono una testa di mummia e tre piccoli coccodrilli imbalsamati che inviò poi al Museo di Modena. Dagli Atti del Museo risulta inoltre che Boni, attorno al 1880, aveva trattato l'acquisizione di alcuni oggetti con un noto mercante e antiquario francese, Charles Le Beuf. Nell'elenco di antichità offerte dal Le Beuf sono presenti, accanto a materiali etnologici e archeologici, reperti che in parte si riveleranno falsi.


La mummia e le altre parti umane (arti e teste) provengono dalla Regia Università di Modena. Tuttavia la presenza di parte di questi reperti è accertata in città fin dal 1669, anno in cui risultano negli elenchi della "Ducal Galleria Estense", a testimoniare che ben prima della formazione del Museo civico l'interesse collezionistico dei duchi d'Este comprese anche le antichità egiziane. La mummia di bambino, in particolare, attestata negli elenchi del 1751, compare insieme a "un corpo imbalsamato; dicesi d'una regina d'Egitto", della quale, al momento non vi è alcuna traccia. Dopo gli ultimi doni degli eredi di Pietro Tacchini, nel 1906, la raccolta non è più incrementata 
I reperti, distribuiti su un ampio arco cronologico, appartengono a categorie diverse, riconducibili alla regalità, al rituale funerario e alla devozionalità templare.
La collezione conta statuette “ushabti” di Nuovo Regno (XVIII-XX dinastia, 1539-1070 a.C) ed Epoca Tarda (XXVI-XXX dinastia, 664-332 a.C.), sei vasi canopi, tra cui un set a nome di Horsiesi (Epoca tarda), amuleti, bronzetti, terracotte. Di grande interesse, un grande scarabeo commemorativo del sovrano Amenhotep III (Nuovo regno, XVIII dinastia, 1388-1351 a.C.), che celebra la sposa Ty. Presenti, inoltre, una mummia egiziana di bambino con cartonnage e sarcofago antropoide moderni, alcune teste e arti umani, oltre a tre piccoli coccodrilli imbalsamati e ad alcune bende di lino provenienti dalle mummie reali scoperte a Deir el-Bahari nel 1881.

 

Sede: Museo Civico Archeologico Etnologico, largo Porta Sant'Agostino 337, Modena t. 0549 2033101 - 3125
Periodo: fino al 7 giugno 2020
Orario: martedì-venerdì 9-12; sabato-domenica e festivi 10-13 e 16-19. Chiuso i lunedì non festivi e le mattine del 25 dicembre e 1° gennaio.