Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

ARTURO MARTINI: "CREATURE, IL SOGNO DELLA TERRACOTTA" E "ARMONIE, FIGURE TRA MITO E REALTA'"

In autunno, frutto della sinergia tra la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, una doppia mostra dedicata al protagonista della scultura italiana del '900

Lunedì 15 aprile 2013

Una collaborazione inedita tra la Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e la Fondazione del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, porterà a Bologna a Palazzo Fava (22 settembre - 12  gennaio 2014) e a Faenza al MIC (12 ottobre - 30 marzo 2014) una doppia mostra dedicata al protagonista della scultura italiana del ‘900: Arturo Martini.

Un racconto diviso in un due atti: quello a Bologna rivolto all’analisi della scultura in terracotta di grandi dimensioni, e quello a Faenza attento alla ricerca estetica dell’artista attraverso, in particolare, la rappresentazione della figura femminile.

A Bologna la mostra che ha per titolo “Arturo Martini. Creature, il sogno della terracotta”, a cura di Nico Stringa, proporrà per la prima volta assieme le grandi terrecotte ad esemplare unico realizzate direttamente dall’artista tra il 1928 e il 1932.

L’opportunità di organizzare questa grande mostra si deve alle recenti acquisizioni della Fondazione Carisbo, avvenute per volontà del suo Presidente, Fabio Roversi-Monaco, di alcune importanti sculture dell’artista, tra le quali Madre folle (1929), Dedalo e Icaro (1937), La Carità (1937), L’abbraccio (1937-40), Odalisca (1930). Il percorso della mostra nel contesto straordinario di Palazzo Fava consentirà quindi di ammirare i quindici capolavori che Martini ha realizzato, provenienti dai grandi musei italiani e da importanti collezioni private; in particolare, si segnala che per la prima volta il Museo Middelheim di Anversa effettuerà il prestito dei quattro capolavori conservati nel museo che, eccezionalmente, rientreranno in Italia solo per questa occasione.  

Come è noto, tra il 1928 e il 1932,  nel volgere di un arco temporale relativamente ristretto, con un lavoro febbrile concentrato a volte in poche settimane, Arturo Martini ha vissuto quello che egli stesso ha definito il “periodo del canto”, cioè la fase della sua poesia più alta e dispiegata.

Con le grandi terrecotte, lo scultore si impose alla Prima Quadriennale di Roma (1931) e poi alla Biennale di Venezia (1932) imprimendo una scossa decisiva al clima monolitico della scultura italiana e aprendo il varco a tante successive sperimentazioni.

Tra le opere in mostra si segnalano, oltre alla già citata Madre folle, La lupa (1932), Chiaro di luna (1931-32), Gare invernali (Sport invernali)(1931-32), Donna al sole (1930), Le sorelle (Le stelle) (1932), Pastore (1930), Ofelia (1933-34),  Convalescente (1932), Don Queirolo (1932-33), Venere dei porti (1932), L’Aviatore (1931-32), Attesa (La veglia) (1931-32).

 

A Faenza la mostra “Arturo Martini. Armonie, figure tra mito e realtà” a cura di Claudia Casali, direttrice del Museo Internazionale delle Ceramiche, espone una cinquantina di opere, significative della sua poetica e della sua idea di “armonia”, sia attraverso l’interpretazione della figura femminile tra mito e realtà, sia attraverso le opere degli ultimi anni caratterizzate da una accentuata ricerca formale.

Nella prima metà del ‘900 Arturo Martini è stato lo scultore più sensibile alle esigenze di rinnovamento, immettendo, di decennio in decennio, nuova linfa nel corpo spento della scultura italiana. Rimasto sempre all’interno dell’ambito figurativo, l’artista trevigiano ha saputo però trasmettere le tensioni e le vibrazioni che la grande tradizione può suggerire ad un occhio moderno, libero da schemi, aperto al futuro. È accaduto così che per l’ultima volta nella scultura italiana ed europea, la forza del Mito e si potrebbe dire della “poesia”, abbia trovato un interprete degno dell’antico.

Le opere al MIC di Faenza dialogheranno idealmente con quelle a Palazzo Fava e completeranno l’attenzione sul percorso artistico lasciando spazio a tutti i materiali da lui utilizzati (ceramica, bronzo, legno, marmo, pietra, gesso).

Di madre brisighellese, Martini frequentò Faenza, nel 1918, in congedo militare, realizzando piccole sculture in gesso, arredi ecclesiastici, disegni, cheramografie, e pubblicando il volume “Contemplazioni”, uno dei più importanti libri d’artista.

Per la mostra sono stati selezionati pezzi significativi del suo percorso artistico, dagli inizi più scolastici alla produzione finale più sperimentale, e relativa ai principali centri di sviluppo della sua attività: Treviso, Faenza, la Liguria, Milano, Venezia.

Tra le principali opere in mostra sono da segnalare:

Ritratto di Fanny Nado Martini, (1905), Davide Moderno,(1908), La lettura (1910 ca), La fanciulla piena d’amore (1913), La lussuriosa (1918), La pulzella di Orleans (1920), Leda (1926), La leggenda di san Giorgio (1926-27), Presepio piccolo e grande (1926-27), La pisana (grande frammento), (1928), Lo spaventapasseri (1928-29), La Nena, (1930), Odalisca (1930), Torso (1930), Donna sdraiata (1932), Vittoria Fascista (1932), Abbraccio-amplesso (1936-1940), Testa di Vittoria (1937-38), Cavallo allo steccato (1943), Signorina seduta (1943), Donna sulla sabbia (1944).

 

Scheda tecnica

 

Titolo: Arturo Martini. Creature, il sogno della terracotta

Curatore: Nico Stringa

Date: 22 settembre 2013 – 12 gennaio 2014

Dove: Bologna, Palazzo Fava. Palazzo delle Esposizioni, via Manzoni 2

Apertura: martedì-domenica ore 10-19, lunedì chiuso

Info: 051 19936305, www.genusbononiae.it

Ingresso: intero 10 euro, ridotto 7

Ufficio stampa: Annalisa Bellocchi, 051 2754060, annalisa.bellocchi@fondazionecarisbo.it

 

Titolo: Arturo Martini. Armonie, figure tra mito e realtà

Curatore: Claudia Casali

Date: 12 ottobre 2013 –  30 marzo 2014

Dove: Faenza, MIC (Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza), viale Baccarini 19

Apertura: martedì-venerdì ore 10-13.30, sabato-domenica e festivi ore 10-17.30, lunedì chiuso

Info: 0546 697311, www.micfaenza.org

Ingresso: intero 8 euro, ridotto 5, gruppi 5

Ufficio stampa: Stefania Mazzotti, 339 1228409, ufficiostampa@micfaenza.org

 

Sono previste riduzioni per biglietti integrati alle due mostre

 

Cartella stampa con foto scaricabili a questo link: www.genusbononiae.it/cartelle_stampa/Cartella_stampa_mostra_Arturo_Martini_Bologna_Faenza.zip.  

 

 

Biografia

Arturo Martini

(Treviso 1889 – Milano 1947)

Dopo aver frequentato una scuola serale a Treviso dove ha appreso la tecnica della modellazione, si è imposto da giovane come brillante caricaturista; ma è come “ceramista” e scultore che si fa notare prima a Treviso e poi a Venezia, dove frequenta saltuariamente la Scuola Libera del Nudo ed entra in contatto con i giovani artisti che ruotano attorno alle mostre giovanili di Ca’ Pesaro dirette da Nino Barbantini. Nel 1909 è per molti mesi a Monaco di Baviera e nel 1912 è con Gino Rossi a Parigi per esporre al Salon d’Automne; ritornato a Venezia ha una importante personale a Ca’ Pesaro dove espone incisioni, terrecotte, ceramiche e gessi, tra cui la famosa Fanciulla piena d’amore. E’ questa una fase di superficiale avvicinamento al Futurismo, mentre è un accentuato espressionismo a improntare le opere che espone sia a Venezia che a Roma, nel vivace clima prebellico. Con lo scoppio della guerra ha inizio un profondo ripensamento che culmina in una personale rilettura dell’antico e che vede Martini unico scultore del gruppo che fa capo alla rivista Valori Plastici. A Faenza, inoltre, durante una sosta di alcuni mesi, pubblica nel 1918 un libro xilografico – Contemplazioni -  privo di parole e privo di immagini, solo in seguito riconosciuto come uno dei più originali libri d’artista.

Trasferitosi a Vado Ligure dove si sposa con Brigida Pessano dalla quale avrà due figli (Maria e Antonio), Martini avvia una attività di scultore che avrà come primo riconoscimento la possibilità di erigere il Monumento ai Caduti della cittadina ligure. Trasferitosi per un lungo periodo tra Roma e Anticoli Corrado, entra in contatto con l’ambiente romano. Ma è il mondo della ceramica a tentarlo nuovamente; ed è quindi in Liguria che egli si mette alla prova con nuove ceramiche esposte alle Biennali di Monza. Suggestionato anche dalle meravigliose terrecotte etrusche scoperte da poco, Martini si cimenta nelle sculture ad esemplare unico, di grandi dimensioni, che costituiscono l’apporto suo più originale e paradossalmente meno noto. Il ciclo di grandi terrecotte che già Bontempelli mette al centro della prima monografia dedicata all’artista, e che egli per primo chiama “creature”, diventano negli anni ’30 un grande motivo di confronto per gli artisti italiani e sono tra i vertici della scultura europea e mondiale dell’epoca.

Dopo i prestigiosi riconoscimenti della I Quadriennale di Roma (1931) e della XVIII Biennale di Venezia (1932), Martini affronta tutti i materiali e diventa scultore monumentale con esiti anche qui personalissimi, come attestano le sculture in marmo acquisite recentemente dalla Fondazione Carisbo di Bologna: La CaritàDedalo e Icaro e Abbraccio. Notevole anche l’attività di pittore e di incisore che nella seconda metà degli anni ’30 procedono a fianco dell’attività scultorea che si svolge per molti mesi nello Studio Nicoli a Carrara. Chiamato per chiara fama alla cattedra di scultura dell’Accademia di Venezia, si confronta a viso aperto coi giovani artisti e rielabora e reinventa il suo linguaggio espressivo, rileggendo in modo personale l’apporto delle avanguardie storiche. I dubbi e le tensioni esplicitati nel pamphlet  La scultura lingua morta (Venezia 1945) non lo allontanano affatto dalla sua passione, al punto che il primo monumento alla Resistenza è opera sua, del 1946, all’Università di Padova: il marmo del Palinuro.

Muore improvvisamente a Milano dove si era trasferito in attesa di fare ritorno in famiglia, a Vado Ligure.