Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

INAUGURA LA NUOVA SEZIONE DEDICATA AI PAVIMENTI E RIVESTIMENTI CERAMICI

Pavimenti e Rivestimenti ceramici tra Occidente e Oriente dal Medioevo all’Età Contemporanea

INAUGURA LA NUOVA SEZIONE DEDICATA AI PAVIMENTI E RIVESTIMENTI CERAMICI
Sabato 20 aprile 2013, ore 17:30

Il prossimo 20 aprile sarà inaugurata presso il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza (MIC) una nuova sezione permanente dedicata ai “Pavimenti e rivestimenti ceramici tra Occidente e Oriente dal Medioevo all’età contemporanea”, a cura di Claudia Casali, Valentina Mazzotti, Carmen Ravanelli Guidotti, con la preziosa collaborazione di Rolando Giovannini e Stefano Dirani.

L’utilizzo della ceramica in architettura affonda le sue radici nell’Oriente antico, ma è soprattutto il mondo islamico a rivestire con mattonelle smaltate in vari colori le pareti di moschee, mausolei, scuole coraniche e palazzi, conseguendo esiti di raffinato decorativismo. Gli esemplari a lustro dell’Iran del XIII-XIV secolo, le mattonelle con ornati floreali di Iznik (antica Nicea) nella Turchia ottomana del XVI-XVII secolo e i manufatti tunisini dalla vivace policromia forniscono una panoramica del Vicino e Medio Oriente islamico.

L’apprezzamento per i rivestimenti maiolicati e invetriati si diffonde poi in Occidente attraverso la mediazione della Spagna, dove matura quello stile ispano-moresco che incarna la perfetta fusione tra l’Oriente islamico e l’Occidente cristiano. Accanto ad interessanti esemplari della Spagna del XV-XVI secolo, della Francia medievale e rinascimentale e dell’Olanda del XVI-XVII secolo e ad una limitata ma rappresentativa selezione di mattonelle da stufa altoatesine, il contesto europeo è completato da un’estesa selezione di manufatti italiani dal Medioevo all’età contemporanea. Sulla scia emulativa degli esemplari spagnoli anche in Italia si radica la produzione di mattonelle e mattoni smaltati che nel XV-XVI secolo rivestono i pavimenti di cappelle, studioli e i soffitti di chiese, per poi conquistare nel corso del ‘600 e soprattutto del ‘700 porzioni sempre più estese di superfici pavimentali e parietali con elaborate composizioni “a tappeto”, specie in ambito campano e siciliano. Tale fenomeno subisce un notevolissimo incremento con l’introduzione dei mezzi meccanici e dei processi industriali: dopo la brillante stagione Liberty di inizio ‘900 la mattonella supera il discorso strettamente decorativo per divenire mezzo e supporto artistico (come nel caso di Arturo Martini o degli stessi futuristi); ma è nel secondo dopoguerra che si registra una vera e propria esplosione della produzione industriale, per cui la piastrella diviene strumento della ricostruzione ed elemento di diffusione popolare.

La sezione si compone di mattonelle smaltate e invetriate da rivestimento parietale e pavimentale, con un ristretto numero di ceramiche ad altro uso architettonico (tegole, mattonelle da stufa, mattoni) o decorativo anche con fini devozionali (pannelli con figure e vedute). Oltre ai singoli manufatti sono allestite, ove possibile, composizioni di mattonelle di un medesimo contesto per fornire un’idea degli impiantiti originari, in molti casi deteriorati dall’usura e sostituiti da materiali più durevoli come il marmo. La scelta in taluni casi di affiancare alle mattonelle esemplari di vasellame testimonia la condivisione di medesimi motivi decorativi e stilistici su differenti supporti ceramici.

Il duplice ordinamento geografico e cronologico dell’esposizione consente di focalizzare l’evoluzione tecnico-stilistica delle mattonelle attraverso i secoli e di cogliere le reciproche affinità e influenze tra Occidente e Oriente.

 

Questo nuovo allestimento è stato possibile grazie al contributo di:

 

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