Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

INDIVIDUI UNIVERSALI

All'interno della "Settimana del Contemporaneo", mostra di Valentina D'Accardi e Victor Agius a cura di Irene Biolchini

INDIVIDUI UNIVERSALI
16 ottobre - 13 novembre 2016

All’interno del tema della "Settimana del Contemporaneo", la mostra, a cura di Irene Biolchini, riflette sulla mutazione del termine ‘ambiente’.

Nei lavori presenti in mostra la dimensione lirica e privata sostituisce l’esperienza partecipativa degli anni Settanta, elevando l’io del creatore di Victor Agius (Gozo, Malta, 1982) e di Valentina D’Accardi (Bologna, 1985) ad unico orizzonte possibile.

È questo il caso di Fiume in cui un fatto di cronaca, sostenuto da documentazione storica e geografica, si trasforma nello sguardo privato e auto-riflesso dell’artista. I quotidiani che narrano il suicidio di una donna nel Reno si accompagnano ad una serie di scatti fotografici geolocalizzati. Il paesaggio e la donna, entrambi descritti nella pagina di cronaca, non possono essere divisi dalla serie fotografica, in cui la modella delle foto corrisponde perfettamente al personaggio. In un lento processo di svelamento scopriamo che la donna scomparsa, di cui l’artista veste i panni, altri non è che la nonna di Valentina D’Accardi. Al fianco dei video e delle foto, in cui l’artista attraversa ieratica lo spazio, troviamo una serie di disegni a matita ritraenti una serie di individui, isolati nei loro momenti di gioia, negli abiti buoni dei giorni di festa. Ognuno di essi è un pezzo della famiglia di Valentina, in una costellazione di individui unici, ma tutti parte della matriarca-artista, della Creatrice che dona vita e opera.

In una ciclicità storica e familiare, l’avo è l’artista; il giornale stampato anni fa descrive ciò che vediamo oggi; il fiume che ieri vedeva passare il corpo, offre i suoi argini al nostro sguardo; il paesaggio ci suggerisce una ciclicità eterna, in cui l’elemento naturale sovrasta il singolo. E allo stesso modo, anche se con diversi materiali e diverse forme, le rocce e i suoni di Victor Agius ci raccontano una storia che è privatissima e collettiva. Nel grande corridoio della ceramica faentina riecheggiano i suoni dell’isola di Gozo, lo spazio creativo dell’artista: ben presto i temi delle campane, del mare e del vento si accompagnano ad una declinazione del tutto privata. È in questo modo che la pietra fossile e la terra rossa - da sempre parte della quotidianità isolana- divengono gli strumenti per narrare una storia universale che comprende al suo interno i templi megalitici, le foto delle Madre Terra rinvenuta a Gozo, il calco delle mani della madre dell’artista, la scarpa del figlio. Ed è secondo la stessa compenetrazione di tempi e di piani che la tomba di famiglia convive con i resti del teatro nazionale (bruciato e bombardato) e con le ceneri di un lavoro dell’artista distrutto in un incendio.

Ogni dettaglio della natura, dell’ambiente e della Storia ci parla degli artisti in mostra; ogni espressione dell’individuo si collega a questa universalità. Nello stesso anno in cui lo scrittore Houellebecq presenta a Manifesta un lavoro interamente incentrato sul proprio corpo, qui al MIC riflettiamo sul confine tra pagina scritta, cronaca, narrazione ed autorappresentazione.

 

In collaborazione con Sculpture Network

Con il sostegno di Art Council Malta e Cultural Export Fund.

La mostra è visitabile fino al 13 novembre.