Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

FRAMMENTI DI CERAMICHE EGIZIANE DELLE RACCOLTE DEL MIC IN MOSTRA A FIRENZE

"Islam e Firenze. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento", Gallerie degli Uffizi

FRAMMENTI DI CERAMICHE EGIZIANE DELLE RACCOLTE DEL MIC IN MOSTRA A FIRENZE
21 giugno - 23 settembre

Una sontuosa rassegna di arte islamica, curata da Giovanni Curatola e organizzata dagli Uffizi con il Museo Nazionale del Bargello, un’occasione unica per scoprire conoscenze, scambi, dialoghi e influenze tra le arti di Occidente e Oriente: Firenze e l’Islam. Arte e collezionismo dai Medici al Novecento è il risultato di oltre due anni di ricerca di un comitato scientifico internazionale che ha lavorato intensamente alla selezione delle opere e al catalogo della mostra, con saggi ricchi di indagini scientifiche e storiche, utili a mettere in chiaro il ruolo importantissimo di Firenze negli scambi interreligiosi e interculturali tra il Quattrocento e il primo Novecento.

L’interesse antico di Firenze per il mondo islamico, è testimoniato già nei diari dei mercanti fiorentini Simone Sigoli, Leonardo Frescobaldi e Giorgio Gucci che nel 1384, durante il loro pellegrinaggio in Terrasanta, visitarono anche il Cairo e Damasco, restando stupiti dalla quantità e dalla straordinaria bellezza dei manufatti.

Protagonista di questa iniziativa congiunta tra Bargello e Uffizi è dunque l’arte islamica con i suoi straordinari tappeti, i “mesci roba” e vasi “all’azzimina”  ovvero ageminati (tecnica di lavorazione dei metalli per ottenere una decorazione policroma), i vetri smaltati, i cristalli di rocca, gli avori, le ceramiche a lustro.

A Firenze si conserva un nucleo importantissimo di arte islamica, quasi 3.300 opere donate nel 1889 dall’antiquario lionese Louis Carrand al Museo Nazionale del Bargello, già allora tra i principali musei d’Europa. La sala islamica risale a tempi più recenti, al 1982, quando i migliori capolavori furono collocati in un suggestivo dialogo con Donatello e i maestri della statuaria rinascimentale.

Mentre al Bargello viene illustrato un periodo fondamentale di ricerca, collezionismo e allestimenti museali di fine Ottocento e inizio Novecento, agli Uffizi sono invece raccolte le testimonianze artistiche dei contatti fra Oriente e Occidente: le suggestioni (a partire dai caratteri arabi delle aureole della Vergine e di San Giuseppe e dai costumi nell’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano) e i ritratti di sultani della serie gioviana per mano di Cristofano dell’Altissimo. E ancora gli esemplari preziosi della lavorazione dei metalli, ricercatissimi già dai tempi di Lorenzo il Magnifico, le ceramiche orientali, o quelle ispano-moresche con stemmi nobiliari fiorentini. Stoffe e grandi tappeti provenienti dall’Egitto mamelucco di fine Quattrocento o degli inizi del Cinquecento, entrati molto presto nelle collezioni mediceo-granducali, i vetri, i metalli che hanno influenzato la coeva produzione italiana, e non ultimi gli splendidi manoscritti, fra i quali spiccano le pagine del più antico codice datato (1217) del “Libro dei Re” del persiano Firdusi, posseduto dalla Biblioteca Nazionale, insieme agli esemplari orientali della Biblioteca Medicea Laurenziana, rari per datazione e provenienza.

Un percorso spettacolare, vario e affascinante attraverso secoli di scambi e contaminazioni culturali, arricchito anche da prestiti provenienti da prestigiosi musei italiani e stranieri.

Il MIC ha concesso il prestito di dieci importanti frammenti di ceramiche (faenze ingobbiate, graffite, dipinte e invetriate) prodotte in Egitto nel XIV-XV secolo.

 

Per ulteriori informazioni sulla mostra: www.uffizi.it

 

Nell'immagine

A sinistra: locandina della mostra (dettaglio)

Al centro: Frammento di coppa, produzione dell’Egitto, secc. XIV-XV, faenza ingobbiata, graffita, dipinta e invetriata, cm 11 x 14.2 x 20.2, inv. n. AB 3436

A destra: Frammento di coppa, produzione dell’Egitto, secc. XIV-XV, faenza ingobbiata, graffita, dipinta e invetriata, cm 9.8 x 12.7 x 10.5, inv. n. AB 3496