Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Officine italiane del Seicento

Italia meridionale
Nell’Italia meridionale i vasai siciliani assumono in maniera capillare tematiche decorative di gusto rinascimentale dei principali centri peninsulari e producono vasellami solitamente a uso farmaceutico (“burnie”), decorati a “quartieri”, festoni, fiorami, ecc. Le officine pugliesi si cimentano sulle medesime matrici d’ispirazione dello stile dei “bianchi”, sia nel filone devozionale sia nel vasellame aristocratico. In ambito abruzzese, a Castelli in particolare, si sviluppano due principali filoni culturali: uno legato alla devozione, con targhe mariane o elaborate acquasantiere domestiche sulla scia dei “bianchi” nello stile “compendiario”, che ha nel seicentesco soffitto di San Donato il suo capolavoro, l’altro con vasi da farmacia e vasellami da mensa, in cui trovano posto ariose coppe (“crespine”) traforate a merletto.

Italia centrale
Nell’Italia centrale si distingue la fiorente attività di Deruta con una vasta produzione ancora basata sulla collaudata corrente cinquecentesca (“raffaellesche”, temi “compendiari” dei “bianchi”) e, dalla seconda metà del secolo, sullo stile “calligrafico” naturalistico. Non manca una cospicua produzione di tipo popolaresco, al cui interno un posto particolare è occupato dal filone devozionale, con targhe a soggetto sacro e acquasantiere dal vivace modellato plastico. Nel Lazio si osservano grandi corredi per le farmacie di Roma, preferiti con fogliami “alla veneziana” su smalto azzurro “berrettino”. Le officine viterbesi sviluppano altresì tematiche di tipo popolare (figure di santi e busti femminili) di notevole carica cromatica dai caldi toni aranciati. Le botteghe marchigiane vedono ancora vitale il genere “istoriato”, che le aveva rese famose nel Cinquecento, attraverso le opere di Ippolito Rombaldoni, attivo in Urbania (l’antica Casteldurante) nella seconda metà del Seicento: sue le fastose anfore Barberini che si ammirano in questa sezione. Al pari delle altre aree italiane, anche le Marche si inseriscono nelle lunghe proiezioni dei “bianchi”, dipinte nello stile “compendiario”. In Toscana l’interesse verte su Montelupo. Il piccolo centro incentiva la lavorazione di maioliche per le farmacie ospedaliere e conventuali fiorentine, con realizzazioni che sfruttano ancora il repertorio rinascimentale e quello dei “bianchi”. Tuttavia la nota di maggiore rilievo è rappresentata da un copioso vasellame, che ritrae personaggi in costumi dell’epoca (commedia dell’arte, soldati spagnoli, paesani, alfieri), tracciati con rapida fattura pittorica, dotati di uno spiccato gusto umoristico/popolaresco e realizzati con policromia squillante basata sul giallo e l’arancio (“arlecchini”).

Italia settentrionale
Nel Seicento le officine dell’Italia settentrionale proseguono sulla linea dei “bianchi”. A Faenza si assiste a un lento ma progressivo evolversi dello stile “compendiario” dei “bianchi” nel minuto e raffinato repertorio “calligrafico” fito/zoomorfo che a sua volta acquista nel corso del secolo forme più dilatate e marcate specie nella policromia, fino ad accostarsi sempre più al linguaggio popolaresco. Le officine liguri per il medesimo repertorio “calligrafico” naturalistico, mutano in modo vistoso temi orientali, che fanno cornice a scene mitologiche, paesaggi campestri, animali fantastici, parallelamente a una produzione di grandi corredi da farmacia, che adotta una disposizione decorativa meno simmetrica e affollata, detta “a tappezzeria”. L’”istoriato” barocco ligure, specie con i Guidobono, si applica a fastose forme a sbalzo ricavate da modelli dell’argento, e lo stesso repertorio “calligrafico” orientaleggiante e in monocromia blu viene trapiantato in Piemonte nella Fabbrica del Regio Parco da maestranze liguri. Il Veneto continua la tradizione dei fogliami e dei paesi cinquecenteschi, in blu su azzurro maiolicato “berrettino”. Nello stesso ambito, specie in area padovana, per le cosiddette ceramiche “candiane” ci si appoggia fedelmente tranne che per il rosso/lacca (bolo armeno) al repertorio floreale delle ceramiche ottomane di Iznik. In Lombardia si continua la tecnica dell’ingobbio graffito su forme d’uso o su vasellami “da pompa” a intensa colorazione bruna. A Lodi e a Pavia si producono maioliche con stemmi nobiliari o “a paese”, campiti su vasellami “da pompa”, decorati con tralci vegetali in monocromia blu.