Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Officine italiane del Settecento

Italia meridionale
I ceramisti siciliani, oltre al vasellame comune, privilegiano la manifattura di complessi pavimentali. Il Settecento campano vede l’evolversi di una fase ricca e felice, che si esprime con notevoli corredi da farmacia decorati “a paesi” in monocromia blu e vede la fioritura della maiolica decorativa e popolare. Nelle officine pugliesi si avverte una sostanziale apertura del repertorio verso il paesaggio, che si sviluppa accanto al vasellame araldico “da pompa”, e altresì ci si cimenta nella fortunata produzione di targhe votive di acquasantiere domestiche. L’Abruzzo e la Campania dialogano sul piano stilistico, dando vita a un’importante corrente artistica che si ispira ai modi dell’”istoriato”. Esso si alimenta sulla tradizione della pittura italiana, oscillando tra i modelli del Classicismo seicentesco e del primo Barocco. A Castelli si distinguono i Grue, specie con l’opera di Francesco Antonio Saverio, i Gentile, i Cappelletti. Altre manifatture abruzzesi attive per il tutto il Settecento si specializzano nella produzione di vasi da farmacia e di ceramica d’uso comune e alla fine del secolo il castellano Gesualdo Fuina si mostra suggestionato dal “terzo fuoco” e dalle nuove estetiche della porcellana europea.

Italia centrale
L’ambito marchigiano registra una consistente ripresa dell’arte ceramica a Pesaro con la fabbrica dei lodigiani Antonio Casali e Filippo Callegari. In tale contesto matura quindi un repertorio decorativo “alla Bérain”, ma ci si perfeziona anche negli ornamenti floreali a “terzo fuoco” (la rosa), ripresi con Maestria anche nella vicina Monte Milone.
Agli inizi del Settecento in Toscana sorgono importanti manifatture sia in territorio fiorentino sia in area senese legate indissolubilmente al sostegno di nobili famiglie facoltose. Il marchese Carlo Ginori fonda a Doccia una nuova fabbrica, inizialmente dedita alla lavorazione di maiolica dai tipici ornamenti “all’olandese” dipinti in blu su bianco e successivamente celebre per la produzione di porcellana. A San Quirico d’Orcia e a Siena sarà la famiglia Chigi Zondadari a contribuire al risveglio storico artistico dell’arte ceramica. Grazie anche alla collaborazione dei migliori decoratori e pittori su ceramica del tempo, come il romano Bartolomeo Terchi e Ferdinando Maria Campani, rinasce la maiolica “istoriata”, che trae ispirazione dalle incisioni seicentesche di matrice raffaellesca.
Nel Lazio, oltre al vasellame d’uso popolare, prosegue la produzione di cospicui corredi destinati ai grandi complessi farmaceutici romani, decorati a larghi fogliami su smalto azzurro (“berrettino”).

Italia settentrionale
Nei centri dell’Italia settentrionale, sulla tradizionale maiolica si perfeziona la pittura a “terzo fuoco”. In Emilia Romagna emergono diversi centri: a Bologna è la fabbrica Fink e Rolandi a conseguire fama e notorietà attraverso una produzione molto raffinata dei motivi decorativi più in voga: “all’orientale”, con fiori e pagoda, e “alla rosa”, di gran moda in tutta Europa. A Colle Ameno nel bolognese, il Ghisilieri caratterizza la sua produzione per il repertorio floreale in bianco e azzurro. Sassuolo trasferisce su maiolica, con una delicata policromia, il lezioso repertorio rococò e quel gusto per le cineserie gradite alla committenza dell’epoca e contemporaneamente instaura uno stretto rapporto con le maestranze di Imola. A Faenza il prestigio dell’arte della maiolica, a partire dal 1693, è affidato nei suoi prodotti migliori alla manifattura dei conti Ferniani (vedi: La ceramica del Settecento a Faenza).
In Lombardia, le fabbriche pavesi si segnalano per vasellami dalla foggia dedotta dall’argento per la decorazione “ad architettura” con inquadrature scenografiche fantastiche in cui dominano le rovine. A Milano le fabbriche Clerici e Rubati si specializzano nella tecnica a “piccolo fuoco”; il loro repertorio sfrutta lo stile rocaille, senza negare uno spiccato interesse per i tempi mediati dall’Oriente, per i motivi floreali policromi e per i personaggi della commedia dell’arte. Fiorente anche la produzione di maioliche a Lodi: le fabbriche Coppellotti e Rossetti mostrano entrambe numerosi punti di contatto con la ceramica francese nell’assimilazione dell’elegante stile “alla Bérain”.
Anche in Piemonte si afferma una cultura aperta alle mode europee (“alla Bérain”, a rocaille, a lambrequins), soprattutto con l’attività torinese di Giorgio Giacinto Rossetti, già attivo a Lodi. La produzione ligure emerge con alcune manifatture, specie savonesi, dalle quali escono monumentali corredi farmaceutici, con vasellami ispirati alle forme dell’argento e il cui repertorio si costituisce di dinamiche figurette disposte entro paesaggi velocemente abbozzati in monocromia blu.
La ceramica veneta del Settecento rifonde tematiche europee, soprattutto nei centri di Nove (con la fabbri Antonibon), Bassano, Angarano e Vicenza. Tipiche sono le decorazioni blu su bianco “a occhio di bue”, di chiara matrice olandese, “a tacchiolo”, “alla rosa” e le cineserie, che rispecchiano il gusto esotico per paesaggi, ponticelli, mazzetti fiori e uccelli policromi.