Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

La porcellana in Italia nel Settecento e nell'Ottocento

Ceramica di antica origine cinese, a pasta bianca, compatta e traslucida, cotta a circa 1300°C.

Inizialmente importata tramite le rotte commerciali delle principali Compagnie delle Indie orientali, olandesi e inglesi, la porcellana riscuote subito un grande successo e nel Settecento si diffonde rapidamente in tutta Europa.
La sua formula, gelosamente custodita per secoli dalle maestranze cinesi, dopo molti tentativi di imitazione, viene scoperta a Meissen in Sassonia.
Si diffonde poi rapidamente nelle altre fabbriche europee, soprattutto tedesche, e dal primo trentennio del secolo trova la via dello sviluppo anche in Italia: a Venezia con le manifatture Vezzi e Cozzi; segue Doccia (nei pressi di Firenze) con la manifattura del marchese Carlo Ginori.
A Napoli nel 1734 si distingue la fabbrica di Capodimonte, voluta da Carlo III di Borbone, e nel 1771 la Real Fabbrica istituita da Ferdinando IV nei locali del Palazzo Reale.
Il repertorio della porcellana italiana del Settecento si basa prevalentemente su motivi decorativi di ispirazione cinese e giapponese, ma anche su vedute, scene galanti e di sapore campestre. Particolarmente richieste sono le aggraziate figurine in porcellana in invetriata o opaca (“biscuit”), modellate nel gusto barocco o rococò, raffiguranti dame, cavalieri, contadinelle, pastori, maschere della commedia dell’arte.

La porcellana italiana dell’Ottocento inizialmente riprende il repertorio Settecentesco, ma poi si afferma con schemi propri: evidenti i richiami ellenistico/romani ed egiziani, tipici del periodo Impero, affiancati da motivi vari (greche, foglie stilizzate di vite e di olivo, tralci sui bordi dei vasellami da servizi), tra cui rose, fiori di serra o di campo interpretati con delicato naturalismo, che si traducono nella decorazione eclettica di fine secolo.