Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

La sezione islamica

Proveniente in gran parte dalla raccolta dell’orientalista Fredrick Robert Martin – oltre che da collezionisti italiani e stranieri e da vari enti e istituzioni pubbliche, quali ad esempio il Kaiser Friedrich Museum, il Museo dell’Arte Araba al Cairo, l’Egyptian Exploration Fund, il Governo di Tunisi, l’American School of Classical Studies in Atene, la Delegazione Archeologica Francese in Afghanistan – il materiale esposto è in grado di fornire una panoramica sulla produzione del mondo islamico antico.
Della ceramica dell’Iran, ad esempio, la più documentata, si può seguire lo sviluppo a partire dagli esemplari in slip painted del IX secolo, proseguendo con gli oggetti in faenza silicea, nati per imitazione della porcellana estremo orientale, fino ai raffinati lustri prodotti nei secoli XII-XIV, alle produzioni in bianco e blu del periodo safavide (XVI-XVII secolo), per arrivare fino alle mattonelle Qajar, del XIX-XX secolo, dal sapore fiabesco.
Se la produzione della Siria o dell’Egitto di epoca mamelucca (XIV-XV secolo) è rappresentata da due soli oggetti, ricco è invece il panorama della Spagna, esposto, come in precedenza, al piano superiore: oltre a vasellame in bianco e blu di Malaga, Paterna e Manises, sono in mostra piatti e forme chiuse decorati con motivi a lustro, a volte arricchito da motivi in blu cobalto.
Molto vario è anche il repertorio della ceramica ottomana tra il XVI e il XVII secolo, proveniente da Iznik, in Anatolia, e testimoniata da una serie di piatti e boccali che si distinguono tra l’altro per la cromia vivace, con il rosso. Ma nel nuovo allestimento la produzione della Turchia è rappresentata anche dalla ceramica di Kütahya e di Chanakkalè, sui Dardanelli. Nell’ottica poi di rivalutazione di alcune produzioni più recenti, segno spesso di continuità di tecniche e repertori sia morfologici che decorativi, sono stati esposti nel piano superiore della sala anche alcuni oggetti provenienti dall’Afghanistan e dal Pakistan, acquistati in quelle regioni alla metà del XX secolo.
L’eccezionalità della Sala Islam però, che fa di quella di Faenza la più ricca in Italia, è la campionatura di più di mille frammenti che va a completare le produzioni esposte nelle vetrine. Si tratta di esemplari pertinenti soprattutto alle fornaci dell’Egitto, dove sono stati per la maggior parte recuperati. Molte altre infine le sorprese che i 64 cassetti riservano e che le didascalie fotografiche invitano il visitatore ad aprire: dalle mattonelle di bordura ottomane ai frammenti con decorazione impressa del Marocco, dalle lucerne egiziane agli scarti di fornace dell’Iran. Un panorama che i supporti didattici vogliono esaltare: in modo semplice ma accurato, adatto a tutti i tipi di pubblico, sia le presentazioni multimediali che i pannelli, mirano a far conoscere il mondo islamico che tanto spesso in passato è venuto in contatto con quello occidentale influenzandone il repertorio decorativo e il fare artistico.

Curatrice della sezione Islam è Gabriella Manna del Museo Nazionale di Arte orientale di Roma, con il quale la Fondazione MIC ha sottoscritto una specifica convenzione che prevede forme di collaborazione tra i due musei per la realizzazione di attività didattico–scientifiche nei settori di catalogazione, esposizioni permanenti e temporanee, conservazione e restauro, studi e pubblicazioni.

Il completamento didattico del percorso è stato possibile grazie al contributo di:

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