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 SERIE FAENTINA 3ª 

MAIOLICHE COMPENDIARIE

A Faenza, poco oltre la metà del secolo XVI, i maiolicari, che già avevano raggiunto insuperabili traguardi di decorativismo, figurato e non, e di cromatismo, imprimono una svolta sostanziale allo stile dei loro prodotti con la realizzazione di manufatti comunemente denominati «bianchi» o di stile «compendiario» [Il ceramologo faentino G. Ballardini derivò la denominazione di «compendiario» dal termine usato dagli archeologhi per un tipo di pittura romana (pictura compendiaria) sviluppatasi verso la fine del I sec. d.C., nella quale la tecnica di dipingere con rapidi ed essenziali tocchi di pennello riprendeva modi peculiari della precedente pittura ellenistica].
Questo nuovo stile ci è testimoniato con dovizia di documenti d’archivio e da un gran numero di reperti che tuttora si conservano, caratterizzati da uno smalto bianco, grosso, coprente, da cui la comune accezione di stile dei «bianchi», e da una tavolozza che, dalla squillante policromia delle maioliche della prima metà del secolo XVI si riduce ora ad un turchino più o meno diluito e ad un giallo di due toni (chiaro e arancio); ne consegue un rinnovamento ed una maggiore valorizzazione delle forme degli oggetti, un impreziosirsi delle superfici, ed una grande levità e delicatezza degli ornati; in ciò sta forse l’immediato successo e il favore di mercato raggiunti da questi prodotti, sino oltre la metà del secolo XVII.
Si notano accanto a forme usuali (piatti, ciotole, versatori), oggetti con fogge mosse (crespine o fruttiere baccellate e traforate) e stravaganti (obelischi decorativi, calamai a forma di gabbia, rinfrescatoi-portabottiglie con zampe leonine, saliere sorrette da arpie e delfini ecc...), ispirate in larga misura agli argenti e ai bronzi.
Le superfici degli oggetti così foggiati vengono successivamente rivestite con uno smalto che assume tonalità di bianco molto calde ed una corposità di spessore che tende a smussare e ad ammorbidire i rigidi passaggi delle forme calcate, come si è già accennato su prototipi metallici.
La decorazione invece si compone di semplici figurette, putti, stemmi, ariose coroncine di foglie e fiori, caratterizzati da una fattura rapida, appena schizzata, abbreviata o compendiata, da cui appunto l’adozione del termine «compendiario» per tale tipo di pittura su maiolica.
La maniera compendiaria, che ebbe tra i suoi massimi esponenti i maiolicari Virgiliotto Caramelli, Leonardo Bettisi (detto «Don Pino») e i Dalle Palle, incontra una tale fortuna da indurre i maestri faentini ad allargare i loro mercati cercando maggiori spazi di lavoro in altre città e paesi.
Troviamo così testimonianza della loro attività a Verona, Torino Genova e, all’estero, in Francia, Olanda e nell’Europa orientale, dove la fama dei «bianchi» di Faenza si estende a tal punto che questi prodotti assumono, dalla seconda metà del XVI secolo in poi, quella universale denominazione di faïence, che tuttora si adotta genericamente per i prodotti