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 SERIE FAENTINA 4ª 

CERAMICHE DEL SETTECENTO E DELL'OTTOCENTO

Il fenomeno più rilevante nel panorama della produzione ceramistica di Faenza è senza dubbio rappresentato dalla Fabbrica dei Conti Ferniani, la cui vicenda inizia nell’ottobre del 1693 quando il conte Annibale Carlo Ferniani, rileva l’antica Fabbrica Cavina - Grossi - Tonducci. Da allora per ben due secoli questa officina segnerà e caratterizzerà tanta parte della produzione ceramistica della città romagnola. Avviata inizialmente una produzione che continua principalmente la tradizione dei cosidetti "bianchi" di Faenza, la fabbrica si apre verso la metà del Settecento ad un gusto decorativo ispirato da una parte a mode europee, specie francesi, e dall’altra a suggerimenti esotici, come le "le cineserie", la cui diffusione si deve in gran parte alle massicce importazioni di porcellane cinesi e giapponesi da parte delle Compagnie delle Indie. Ma la Fabbrica Ferniani assume grande importanza nella storia ceramistica faentina anche come centro propulsore di nuove tecnologie; infatti durante la seconda metà del secolo, ai tradizionali modi di lavoro vengono ad aggiungersi la tecnica del "piccolo fuoco", e l’adozione di un nuovo prodotto ceramico di invenzione inglese: la terraglia .Con la tecnica del " piccolo fuoco" (600° ), propria in origine della porcellana , si apre la possibilità di arricchire maggiormente la gamma dei colori sino allora adottati. In essa eccelsero pittori ceramisti quali i Benini e Ragazzini, ma soprattutto il bergamasco Filippo Comerio, i cui soggetti ("pitocchi", spogli paesaggi, figurette ecc.) realizzati con un verde brillante trasparente su tracciato nero di manganese, danno vita al cosiddetto tipo "Comerio". Dal 1778 viene introdotta, accanto alla tradizionale maiolica , la terraglia; essa sarà impiegata da valenti scultori, quali Alessandro Tomba, Antonio Trentanove, G. Pani, Giambattista Sangiorgi, Giambattista e Francesco Ballanti ecc., per realizzare gruppi plastici a tuttotondo di soggetto mitologico ed un raffinatissimo vasellame con ornato modellato in rilievo . Verso la fine del secolo e agli inizi di quello successivo appaiono sui servizi, che si compongono di numerosi capi , nuove e delicate decorazioni come la foglia di vite, il festone, la ghianda , adottate in prevalenza su forme (piatti lisci, vasi, zuppiere) che rivelano nella loro semplicità e linearità il passaggio al gusto neoclassico.Nel XIX secolo sia la Fabbrica Ferniani che altre minori riprendono, insieme con la terraglia , la tradizionale decorazione a gran fuoco (920°), tenendo soprattutto a recuperare le tecniche degli antichi maestri e a rivalutare i classici temi delle maioliche faentine del ‘500, in particolare la decorazione a " raffaellesche ".Nella seconda metà del secolo, verso il 1870, incentivata da Achille Farina, pittore maiolicaro che si era formato come ceramista presso la Fabbrica Ferniani, e con lui da un gruppo di abili decoratori, prende avvio una vera e propria scuola di pittura su maiolica che, imitando la tecnica della pittura da cavalletto, ci ha lasciato vedute acquarellate e ritratti naturalistici.