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Paolo Mereghi:
cenni biografici
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La collezione Paolo Mereghi

La donazione Paolo Mereghi: una significativa esperienza di
collezionismo ceramico.
La donazione Mereghi, esposta in un tutt’uno per disposizioni testamentarie, in sede museale riveste grande significato poiché consente di conservare ed esemplificare una preziosa testimonianza della mentalità del collezionismo ceramico che, dal secondo ‘800 sino agli anni delle due guerre, si può dire ubbidisse per lo più alle sollecitazioni del mercato dell’arte. E’ noto peraltro che in generale il collezionista si formava come “conoscitore” sui cataloghi di vendita, attraverso i quali si può seguire la storia delle dispersioni delle più prestigiose raccolte private, dei molteplici passaggi all’interno del vasto mondo del collezionismo privato e di oltre un secolo di gusto e di fortuna della ceramica in Europa.
Nel nostro specifico caso, tale fenomeno ha fatto sì che Mereghi rimanesse indifferente, per esempio, al “graffito” ed allo stile “compendiario” dei “bianchi di Faenza” e fosse per contro attratto dalle maioliche rinascimentali italiane, semmai “istoriate” e stemmate di alta committenza, e da acquisizioni d’obbligo, quali porcellane cinesi, ceramiche anatoliche delle “Rodi” o “Lyndos” e immancabilmente ceramiche a lustro “ispano-moresche”.
L’importanza della donazione Mereghi risiede non tanto sulla documentazione analitica e sulla completezza seriale delle tipologie dei manufatti delle officine rappresentate, quanto nella qualità e rarità di molte delle sue opere.
La formazione della raccolta.
L’assetto della raccolta Mereghi nel suo primo periodo (1918-1930) si presentava in generale con la tipica struttura un po’ enciclopedica delle raccolte di ceramiche del tardo Ottocento in cui il “conoscitore”, ubbidendo a sollecitazioni di mercato, raccoglieva le maioliche del Rinascimento italiano, ceramiche ispano-moresche spagnole, ceramiche cosiddette “di Rodi” o “di Lyndos”, cioè Iznik, qualche porcellana estremo orientale. Già intorno al ’19 è possibile osservare sulla base del Catalogo da lui stesso redatto che erano entrati alcuni interessanti esemplari anatolici, in seguito via via integrati sensibilmente fino ad arrivare ad una consistenza di trenta unità.
Una svolta importante fu impressa alla raccolta subito dopo il primo periodo della sua formazione, cui si è già accennato, cioè dal 1918 al 1930 circa, con la vendita Ducrot di Milano. Non sappiamo se il rapporto instauratosi tra Mereghi e il Museo di Faenza, già intorno al 1930, avesse mosso il collezionista romano verso un rinnovato interesse per la maiolica italiana; certo è che la vendita della cospicua raccolta dell’on. Vittorio Ducrot, presso la Galleria Pesaro nel 1934, con catalogo curato da Gaetano Ballardini in edizione di pregio, fu occasione per Mereghi di interessarsi all’acquisto di opere di notevole importanza: lo si deduce facilmente dall’appendice del catalogo che illustra la donazione (C. Ravanelli Guidotti, Donazione Paolo Mereghi Ceramiche europee ed orientali, Grafis Edizioni, Bologna 1987) in cui si sono raccolte le provenienze collezionistiche delle opere di Mereghi, per precedenti passaggi privati; oltre a darci l’esatta consistenza qualitativa ed espansiva della raccolta in questo secondo periodo, vengono in tal modo chiariti interessanti precedenti passaggi di opere pervenute nella Mereghi dalla alienazione di storiche raccolte europee dell’ultimo Ottocento e del primo Novecento, quali la Castellani, la Spitzer, l’Imbert e la Beckerath. Queste dunque alcune tappe della formazione della raccolta Mereghi della quale, negli anni a cavallo della seconda guerra mondiale, è possibile cogliere in parte la fisionomia attraverso il carteggio con il Ballardini; fisionomia che, eccetto sempre più diradate acquisizioni, non si sarebbe più modificata sensibilmente dal dopoguerra in poi. Il corpo della donazione si può comodamente suddividere in due grandi nuclei: quello italiano, per la maggior parte Centro-Italiano (Toscana, Marche, Umbria e Lazio), e quello orientale, dove domina la Turchia. Pur non trattandosi di una raccolta specializzata e fatta eccezione per il nucleo anatolico assai omogeneo, la donazione Mereghi non di meno risulta assai allargata negli ambiti geografici, così da offrire un panorama ampio ed anche sufficientemente rappresentativo degli aspetti principali di quest’arte universale – la ceramica - dall’Occidente all’Oriente.
Il completamento didattico della sezione è stato raelizzato grazie al contributo di:

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