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ITALIA NOVECENTO

 

La ceramica italiana del XX Secolo è stata, senza dubbio, la più ricca e la più alta del contesto mondiale coevo. Ciò che è avvenuto in campo ceramico in Italia è avvenuto solo in minima parte altrove, dove la pur alta qualità è legata essenzialmente al nome di una manifattura, a un geniale artista o ad aree circoscritte.
In Italia si è assistito, al contrario, a un proliferare di artisti, di manifatture, di botteghe, di centri ceramici di antica e nuova tradizione e di fornaci dalla più o meno breve vita che hanno disseminato il territorio nazionale con una immensa produzione che attende ancora adeguati riconoscimenti. Da Galileo Chini a Ettore Sottsass, da Duilio Cambellotti a Salvatore Fancello, da Tullio d’Albissola a Lucio Fontana, da Golia a Fausto Melotti, solo per citare alcuni nomi di protagonisti cui andrebbero aggiunti quelli di Nanni Valentini, Tono Zancanaro, Aligi Sassu e di tanti altri, in Italia si è assistito a esperienze sempre in sintonia, quando non in anticipo, nei confronti delle tendenze artistiche emergenti. I centri ceramici di antica tradizione hanno offerto prove singolari di rinnovamento a Vietri sul Mare, Albissola, Nove, Deruta, Montelupo, Pesaro e Sesto Fiorentino, mentre manifatture come Richard Ginori, Società Ceramica Italiana, Gregorj, Galvani, MGA, Franco Pozzi, Laboratorio Pesaro, Lenci, Bitossi, Mancioli e Rometti hanno declinato le istanze dell’arte in inediti oggetti decorativi o d’uso. Si tratta di un capitolo tra i più densi e complessi dell’arte della ceramica mondiale.