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Il marchese Paolo Mereghi
(1871-1953)

Cenni biografici
Paolo Mereghi apparteneva a quel mondo colto e raffinato dell’aristocrazia italiana della fine del secolo passato, partecipe e talora protagonista del mondo letterario ed artistico in senso lato; dai frammenti biografici che abbiamo potuto raccogliere sulla sua personalità si intuisce che Mereghi era dotato innanzitutto di uno spirito attratto dalla natura, amata specialmente attraverso le immagini brumose della Pianura Pontina e le giornate assolate e tranquille trascorse nella sua campagna nelle Marche; era inoltre animato da una rara devozione alla Chiesa e al Papa, e dedito ad azioni concrete di filantropia, specie verso i poveri di Roma, dei quali più volte si ricordò nelle sue volontà testamentarie. Il Marchese Paolo Merighi e il frontespizio di una delle sue pubblicazioni Intensa fu inoltre la sua passione di sensibile musicofilo ed altresì il suo gusto dilettevole (“per ammazzare la noia”) per le lettere: ne sono testimonianza i libretti con versioni di Catullo, Cicerone, Marziale ed Orazio, alcune in metro italiano ed altre in vernacolo romanesco, date alle stampe in edizioni fuori commercio, solo per lasciare ricordo di sé agli amici. All’arte della ceramica il marchese Paolo Mereghi aveva votato un interesse particolare già a partire dalla fine degli anni ’20, epoca a cui risale il primo e più cospicuo nucleo della sua raccolta. Mereghi fu naturalmente tra i collezionisti che, nel secondo dopoguerra, non rimasero indifferenti alla nobile gara sollecitata dal Ballardini per ricomporre al più presto il corpo del Museo e le sue collezioni dopo il disastroso bombardamento del 1944: ne è conferma l’incremento sensibile dei suoi doni dal 1945 al 1949.
Nel 1945-‘46, insieme alla decisione di donare porcellane e quadri ai Musei Capitolini dell’Accademia di San Luca, matura anche quella di donare l’intera raccolta delle maioliche, comprese le ceramiche orientali al Museo di Faenza (una trentina di ceramiche ottomane, cinque porcellane cinesi e due potiches veneziane a cineserie). La donazione del 1953 si compone di 208 esemplari: egli volle fossero conservati in una sala apposita intestata a suo nome.
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