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Il Presepio Zucchini

Allesimento del presepio al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

1850-60 ca.
Statuaria in terracotta dipinta a freddo; scenografia in tempera su carta.
Provenienza: dono della famiglia Zucchini, 1991. Donazione dei figli in memoria dei conti Antonio, Leonardo ed Enrico Zucchini.
Restaurato con contributi dell'Istituto Beni Culturali dell'Emilia-Romagna, della Regione Emilia-Romagna, di Conad Romagna-Marche e Cofra.

Conservare ed allestire il presepio in Romagna, particolarmente a Faenza, era una consuetudine che si tramandava in molte famiglie, specie di nobile censo, di generazione in generazione; il sentito entusiasmo verso questa forma di edificazione religiosa impegnava le famiglie ad organizzare il proprio presepe nei saloni dei palazzi aperti al pubblico nel periodo natalizio.
Le piccole statue, che videro impegnati spesso plasticatori di note botteghe ceramiche, costituivano come un patrimonio di casa e così lo scenario, opera affidata spesso a veri e propri pittori di scenografie d'ambiente, attivi localmente specie attorno alla metà dell'800.
Uno dei presepi più noti, è quello dei conti Zucchini, acquisito in dono dal Museo e allestito per la visita al pubblico in modo permanente dal 7 dicembre 2004.
Dell'autore delle statue, 61 soggetti (inv.nn. 25594- 25652), Filippo Galli si conosce pochissimo: al presente risultano persino ignote le date di nascita e di morte. Il Galli è ricordato dunque soltanto per tradizione quale autore delle figure del presepe Zucchini e di quelle del presepe di S.Maglorio, ascrivibili agli anni 1850-60.
Esse sono un tutt'uno con lo scenario, la cui tutela non è di minor importanza rispetto alla piccola statuaria presepistica del Galli; il presepio realizzato come voleva la cultura faentina dell'800 a modo di una rappresentazione teatrale, con boccascena, quinte e fondali.
Lo scenario del presepe Zucchini, di metri 2,20 per 3,23, è prova della duttilità scenografica di Romolo Liverani (1809-1872), applicata all'ambientazione dei presepi e confermata anche da quella affine realizzata per il presepio dei conti Mazzolani, perduto a seguito dell'ultimo conflitto mondiale.
Esso consiste nell'organica composizione dei diversi elementi, secondo la prassi in uso nella scenografia teatrale dell'epoca, in modo da allestire sul palcoscenico le varie parti della rappresentazione e fare da supporto alle figure statuarie.
Nel fondale, attraverso una successione di quinte e principali, si susseguono immagini architettoniche (ponti, cippi, castelli, capanne, ruderi, ecc.), che rimandano all'eclettica cultura scenica operistica dell'epoca, di cui lo scenografo faentino è stato uno degli interpreti di maggiore talento; a questa cultura fa riscontro una sapiente resa pittorica, che esalta in modo singolare gli effetti naturalistici del paesaggio, interpretato nel caso del presepe Zucchini in un coinvolgente spirito romantico.