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20 gennaio - 24 marzo 2008

Il ricco e complesso percorso artistico di Ivo Sassi è documentato al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza da ben sedici opere. Alcune sono pervenute al Museo a seguito delle segnalazioni e dei premi ottenuti nei Concorsi Nazionali o Internazionali della Ceramica d'Arte - e sono testimonianza di un continuativo apprezzamento da parte di giurie diversamente composte ma sempre altamente qualificate - mentre altre sono state donate dall'artista stesso che, nel 1989, ha interrotto ogni forma di partecipazione a competizioni artistiche di qualsiasi natura.
Questa nutrita presenza non è completamente visibile al pubblico in quanto solo alcune opere sono attualmente collocate nel percorso espositivo.
E', quindi, parso opportuno cogliere l'occasione della mostra dedicata, proprio in questi giorni, all'artista da parte della Amministrazione Comunale di Faenza per raccogliere in una  esposizione temporanea l'intero corpus delle opere dello scultore faentino conservate al Museo. Questo, non solo in segno di doveroso omaggio ad un protagonista tra i più significativi di un'arte ceramica che ha trovato esiti nel campo della scultura ma anche per dare ulteriore significato a una manifestazione celebrativa - che coincide con il compimento del settantesimo anno dell'artista - mediante un contributo che attesta in maniera autorevole le riconosciute tappe principali del suo lavoro.
E' noto, ed è l'artista stesso a ricordarcelo, come la probabilità di ammissione al Concorso di Faenza rappresentasse, per gli artisti della ceramica dagli anni Cinquanta ai Settanta almeno, un forte stimolo creativo e come la sola accettazione costituisse un titolo foriero di incarichi e considerazioni non solo nazionali. In una splendida gara senza confini territoriali e culturali, gli artisti lavoravano per mesi, se non per un anno intero, alla preparazione dei lavori da presentare a Faenza. E', forse, per questo che le opere premiate e ora conservate al MIC rimangono come testimonianza unica dei risultati più alti raggiunti da artisti di tutte le nazioni in un periodo in cui l'arte della ceramica ha registrato passi decisivi sul piano delle tecniche, dei materiali e di innovazioni formali spesso destinate a tradursi anche in esemplari industriali di larga diffusione. 
A questo clima, ancora commisto di partecipate devozioni alla evoluzione delle tecniche più antiche e di attenzioni al mondo dell'arte, Ivo Sassi ha contribuito in maniera decisiva.
La sua prima opera documentata al MIC è il Pannello del 1962 in cui è dato cogliere il persistere di finalità decorative con aspirazioni di carattere spaziale e architettonico che, negli anni maturi, troveranno occasioni di più ampia e libera espressione. Chiudono un primo ciclo di attività dell'artista i Vasi e la Ciotola del 1964-65, ultimi esempi di moderne indagini sull'oggetto che, di lì a poco, verranno surclassate da ricerche più propriamente scultoree.
Con il pannello Era tecnologica K del 1968, l'artista si dimostra autonomo e svincolato dalle tendenze dominanti in campo ceramico. Utilizzando la maiolica, Sassi sfugge alla vulgata dominante del grès, materiale che ha caratterizzato tante vicende ceramiche di quegli anni e, quasi rifiutandosi a cedimenti e a capitolazioni di fronte alle suggestioni della forma compiuta, inaugura brillantemente un percorso personale e caratterizzante. Già in questa “opera-manifesto” è dato scorgere gli elementi di una proposta dualistica e spiazzante nel suo continuo altalenare tra dati apparentemente inconciliabili: le salde nettezze della geometria e dei volumi elementari e il dilatarsi magmatico di una materia vitalistica e incoercibile a qualsiasi assetto definitivo. Questo tema, dai forti caratteri simbolici, caratterizzerà i grandi cicli delle Ere tecnologiche e di E.T.Genesi che lo indicano all'attenzione della critica nazionale, lo consacrano artista e gli valgono il “Premio Faenza”, nel 1970, con il tondo in maiolica bianca screziata Era tecnologica C.H.1. Con Vibrazione materica, o E.T.Genesi XIV, i toni bianchi della maiolica vengono abbandonati a favore di dorature e platinature che - ancora una volta, una accentuata e voluta contraddizione! - conferiscono a opere formalmente quasi irrisolte la dorata patina di antiche sculture.
Nonostante il successo ottenuto con questi cicli, Sassi non ha mai cessato di sperimentare continue evoluzioni dei suoi assunti originari. Ne sono testimonianza il deflagrare delle materie in Murale del 1983, il dissidio e la lotta antagonistica tra le linee rette e l'organicismo di Cubo barocco del 1989 e, infine, le rotture e la suggerita instabilità e pericolosità di Colonna del 1978 che apre, assieme ad altre opere coeve, alle installazioni monumentali in luoghi pubblici di Ravenna, Brisighella, Faenza, Cervia e Pieve di Cento.