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Ceramiche Mirta Morigi


Via Barbavara, 19/4 - tel. e fax 0546 29940 tel. 0546 667184 - 48018 Faenza
e-mail: info@mirtamorigiceramista.it 
Sito Internet: www.mirtamorigiceramista.it

La vetrina dell'esposizione 2005.

Mirta Morigi ha frequentato l'Istituto statale d'Arte per la Ceramica "G. Ballardini" di Faenza. Prima di aprire la propria bottega (1973) ha lavorato presso altri ceramisti faentini, che peraltro non devono averla condizionata pił di tanto: nella sua opera non si rilevano tangenze precise con questo o quel maestro, eccezione fatta, forse, per la soliditą delle forme mutuata da quel greco Panos Tsolakos. Tuttavia, nella cifra personale del disegno, nell'uso sempre abbastanza spregiudicato dei colori e in una sorta di onnipresente irruenza istintiva, si riconoscono i caratteri peculiari della sua opera. Abbandonando progressivamente il tradizionale, Mirta Morigi ha adottato un linguaggio del tutto proprio, che mescola la sobrietą con l'ironia, la freschezza inventiva con il rigore formale e una manualitą molto terrena, pragmatica, classica, con una mai sopita vena di romanticismo quasi ingenuo. La capacitą di combinare elementi di opere in sč contraddittorie appare una costante del percorso di Mirta Morigi: la sua bottega mantiene l'impianto tradizionale, mentre la ricerca e la proposta del prodotto sono di tipo moderno; la figura dell'artefice principale si intreccia con quella degli allievi, in maniera non molto diversa da quella degli atelier medievali e rinascimentali; le tipologie degli oggetti non rispondono ad una precisa richiesta del mercato bensģ a messaggi che di volta in volta - spesso in maniera torrenziale - si traducono nell'esecuzione. Morigi produce ceramiche dove alla forma classica, di per sč sempre dotata di una certa potenza scultorea, si uniscono - ennesima apparente contraddizione - curiosi animali come lucertole, gechi, rane e camaleonti. Il contrasto si scioglie nel constatare che questi non sono semplici elementi decorativi, un po' giocattoli, un po' pupazzi, che servono a strappare un sorriso di compiacimento o di simpatia. Sono parte integrante del vaso, della ciotola, dell'albarello, sia quando fanno da manici - talvolta con quell'eleganza che ricorda gli Alhambra ispano moreschi - sia quando spuntano sul bordo, sul fianco o sulla bocca con una beatitudine che sa di gioco, ma anche con la fierezza di rettili preistorici.

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La vetrina dell'esposizione nel turno 2002-2003.