Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

TRE MOSTRE DI ENZO MARI

TRA ARTE DEL PROGETTO E ARTE APPLICATA

17 giugno - 26 novembre 2000

Con questo lavoro Enzo Mari vuol mettere in luce la prima ragion d´essere del "manufatto", ovvero la corrispondenza fra progetto ed esecuzione.

Un percorso espositivo in cui si evidenziano la necessità di perseguire la qualità e l´importanza della riacquisizione da parte dell´artigiano della propria autonomia progettuale.

Il "Piccolo Museo" è un´esposizione di 44 opere di varie provenienze, risultato di una scelta qualitativa operata da Mari, all´interno della grandiosa raccolta conservata nel Museo delle Ceramiche in Faenza. Sono numerose le variabili che giustificano la conservazione di un manufatto in un museo. "Quale insegnamento può trarre", si chiede Enzo Mari, "un maestro artigiano, o un semplice visitatore da una raccolta così vasta, se anche a uno studioso risulta difficile orientarsi in una tale complessità di stimoli?" La selezione da lui operata, al di la del valore storico dei manufatti, vuole essere un modello di riferimento per "un´utile visione", che solleciti successivi approfondimenti, una chiara indicazione della qualità, valore che deve necessariamente essere perseguito.

Seconda Mostra
La seconda mostra, il "Regesto di Enzo Mari", è una raccolta di oltre 150 progetti in ceramica, o comunque con valenza artigianale, da lui realizzati nell´arco di un trentennio per l´industria italiana e straniera. Dalla "Putrella" del 1958, alla proposta per la lavorazione del marmo per Danese, dalla pentola in acciaio "Copernico" per Zani & Zani del 1990 al lavabo "Fiorile" per Ideal Standard del 1995, dalle piastrelle "Serie Elementare" per Gabbianelli del 1968, al servizio di porcellana "Berlin" per K. P. M. Del 1994. Tra i circa 2000 progetti di Enzo Mari sono stati scelti tutti quelli che si riferiscono alla produzione della ceramica o, in senso più lato, quelli relativi alla produzione manuale. Per la prima volta queste tipologie sono viste organicamente nella dialettica fra l´eccezionale qualità formale degli oggetti e la loro prima ragion d´essere: far corrispondere progetto ed esecuzione. Mari individua nel lavoro artigianale i medesimi caratteri di alienazione che si sviluppano in quello industriale; il distacco tra chi elabora i modelli formali e chi è destinato a eseguirli porta quest´ultimo a svolgere il proprio lavoro con gesti "vuoti". Mettere in grado di progettare chi è preposto a eseguire è, per esempio, la linea utopizzante della "Proposta per la lavorazione a mano della porcellana" elaborata nel 1973. Anche come coordinatore di ricerca del Königliche Porzellan-manifakture di Berlino nei primi anni ´90, Mari cerca di perseguire questo obiettivo. Tutti gli addetti della Kpm, indipendentemente dal loro ruolo, vengono coinvolti in una ricerca complessiva, senza che vi sia alcun progetto precostituito da realizzare: il proposito è restituire agli artigiani "esecutori" la propria autonomia progettuale. L´oggetto "fatto con le mani" deve anche essere "pensato con le mani": solo con l´autonomia del gesto si ha autonomia di pensiero. L´oggetto creato è così un pezzo unico e irripetibile, frutto di un autentico moto creativo senza alcun meccanismo dissociativo tra opera e "operaio".

Terza mostra
I garofani sono Peonie. Il "Garofano" è il più conosciuto fra i decori storici delle ceramiche di Faenza. Di evidente origine orientale, da più di due secoli viene riprodotto identico a sé stesso su questi manufatti, rinomati in tutto il mondo. Oggi per la prima volta viene liberamente svolta una sua analisi critica. Mari "svela" il "Garofano", o, se si preferisce, la Peonia, attraverso un percorso ideale illustrato in 23 grandi tavole a colori, nel quale vengono identificati gli otto elementi simbolici della complessa figurazione, per arrivare a una serie di suggerimenti per nuove rappresentazioni. Il "Garofano" è il più conosciuto fra i decori storici delle ceramiche di Faenza. Di evidente origine orientale, da più di due secoli viene riprodotto identico a sé stesso su questi manufatti, rinomati in tutto il mondo. Oggi per la prima volta viene liberamente svolta una sua analisi critica. La riproduzione dell´antico motivo floreale, chiamato sin dal ´700 "Garofano" - equivocando sull´identità del fiore rappresentato, che, grazie all´analisi di Mari, si è scoperto essere una peonia - è molto impegnativa e complessa. Al decoratore è infatti richiesta un´eccellente manualità e un grande sforzo di estraneazione, dovendo attenersi in modo rigoroso al modello originale, senza introdurre alcuna modifica. Mari ha voluto "svelare il Garofano", isolando e classificando le diverse figure simboliche che lo compongono, allo scopo di fornire agli artigiani adeguati strumenti culturali per esprimersi in modo autonomo e consapevole, fuori dagli antichi vincoli, cosicché il loro "fatto a mano" sia anche un atto di creatività.

Il catalogo della mostra è edito da Studio 88 di Faenza.