Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

BELLE DI GIORNO, BELLE DI NOTTE

Sedici ceramiche totemiche di Linde Burkhardt

BELLE DI GIORNO, BELLE DI NOTTE
28 giugno - 13 settembre 2009

Linde Burkhardt è stata, nel tempo, pittrice, designer, docente e ceramista di notevole importanza in ambito europeo.

Diplomatasi a Costanza e con studi universitari alla Kunstgewerbeschule di Zurigo, Linde Burkhardt ha completato la sua formazione alla Hochschule der Künste di Berlino e alla Hochschule der bildenden Kunst di Amburgo. Negli anni Sessanta è pittrice, tra neoespressionismo astratto e concettualismo. Con il marito Francois Burkhardt ha fondato il gruppo URBANES DESIGN ad Amburgo cui si devono vari interventi in spazi pubblici e si è dedicata con pari impegno alla creatività infantile con studi ed esperimenti didattici. Nel 1972 è invitata da Harald Szeemann a partecipare a Documenta 5 di Kassel con la sezione “Gioco e realtà”. Nel 1982 pubblica a Milano il libro “Abitare con i bambini”.
Dal 1975 al 2002 è professore di Teoria del design e Design artistico presso l'Università di Scienze Applicate di Bielefeld. Sempre più interessata ad una progettazione ad ampio raggio, Linde Burkhardt realizza dal 1985 tappeti per Toulemonde-Bochart di Parigi, moquettes, dal 1986, per Vorwerk, e, di nuovo, tappeti dal 1990 per Driade.
Nel 1995 esce una sua collezione di oggetti in ceramica per Driade cui seguirà, nel 1999, una collaborazione con Alessi con oggetti in acciaio e ceramica.
I suoi interessi ceramici la conducono a frequentare centri e botteghe ceramiche dove realizza oggetti unici fortemente personali che espone in numerose mostre in Italia e in Germania. Del 2006 è la mostra “A quattro mani”, tenutasi a Milano, che comprende opere ideate ed eseguite in collaborazione con Alessandro Mendini.

In questa occasione, che prevede successive tappe a Nove, Verona (Abitare il tempo) e Lubiana, Linde Burkhardt presenta al MIC una serie di grandi steli realizzate a Nove in cui echi postmoderni di una riscoperta presenza monumentale delle forme semplici convivono felicemente con ricerche decorative che affondano nell'humus più fertile e fertilizzante di una grande tradizione novecentesca, soprattutto mitteleuropea.