Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

DUE NUOVI RIALLESTIMENTI AL MUSEO INTERNAZIONALE DELLE CERAMICHE

La Sala Europa e il secondo dopoguerra

Sabato 30 maggio 2015, ore 18:30

Nuove opere esposte, nuovi protagonisti, nuove dialettiche poetiche che si aprono ai nostri sguardi.

All’interno di una politica di valorizzazione delle proprie collezioni, il MIC inaugura sabato 30 maggio, alle 18.30 due nuovi riallestimenti: la Sala Europa, dedicata alle più prestigiose manifatture europee, in un percorso che va dal 1600 al primo ‘900; e il nuovo percorso del secondo dopoguerra, un riallestimento dedicato ai protagonisti del XX secolo per giungere fino alla contemporaneità degli ultimi Premi Faenza.

 

 “Obbiettivo di ciascun Direttore di una Istituzione pubblica  - sottolinea la direttrice Claudia Casali - deve essere la tutela, la valorizzazione e la promozione del proprio patrimonio e delle proprie collezioni”.

Con questa priorità anche nel 2015 il Museo Internazionale delle Ceramiche propone ai propri visitatori nuovi riallestimenti che permetteranno di fruire pezzi che da anni sono rimasti nei depositi e invisibili al pubblco.

È il caso ad esempio della “Sala Europa”, che cambia veste espositiva con l’ampliamento dell’arco cronologico e dei centri produttivi in mostra. Le ceramiche scelte sono state suddivise in base al materiale (maiolica, porcellana, terraglia) per agevolare il dialogo e il confronto tra Nazioni, ciascuna rappresentata attraverso le proprie eccellenze e specificità.

Un ampio excursus è dedicato alla maiolica europea con gli splendidi lustri spagnoli, le fantasiose “cineserie” in “bianco e blu” di Delft, i preziosi ornati “alla rosa” che nel corso del Settecento da Strasburgo e dai centri della Francia dell’Est si diffusero in tutta Europa fino alle sue propaggini orientali (le manifatture di Holíč in Slovacchia e Tata in Ungheria, solo per citare gli esemplari esposti).

Ma le vere innovazioni del XVIII secolo furono la porcellana e la terraglia. Ambita per secoli da sovrani e notabili attraverso il collezionismo dei pregiati vasellami cinesi e giapponesi, la porcellana fu la vera “regina di tutto il secolo”. La scoperta della porcellana dura anche da parte dell’Europa, ad opera dell’alchimista Johan Friedrich Böttger nel 1708 a Meissen, decretò la sua rapida diffusione presso le più importanti manifatture (per esempio Meissen, Fürstenberg, Berlino in Germania, ma anche Vienna, Limoges e Sèvres). Un analogo successo commerciale fu conseguito anche dalla terraglia, inventata dai ceramisti inglesi dello Staffordshire già a partire dagli anni Venti-Quaranta del XVIII secolo. Meno costosa della porcellana, ma più fine della maiolica, la terraglia con il suo caldo candore si rivelò la materia ideale per incarnare l’elegante purezza del gusto neoclassico.

Inoltre specifici approfondimenti sono dedicati a particolari produzioni e forme d’uso: è il caso dei boccali da birra, soprattutto in grés salato, tipici del nord Europa.

Il secondo riallestimento riguarda il XX secolo. “A seguito della mostra “La ceramica che cambia” – afferma la direttrice Casali – si sono poste delle questioni critiche relative alla disposizione delle opere. Si è scelta la valorizzazione tematica del percorso. Il secondo dopoguerra non può, se non minimamente, essere affrontato da un punto di vista cronologico”. L’obbiettivo era quello di rendere fruibili le opere seguendo tematiche immediatamente “riconoscibili” dai fruitori: l’espressione figurativa e il picassismo, l’informale, il minimalismo e l’astrazione, i percorsi personali, le nuove promesse del XXI secolo.

 “In questi quattro anni il MIC ha ampliato la proposta espositiva con nuove sezioni e aumentando le opere esposte, giunte ormai a oltre 15.000 manufatti – afferma il Presidente della Fondazione MIC Pier Antonio  Rivola - Un ringraziamento particolare va a quanti negli anni ci hanno sostenuto e, in particolare per questi nuovi allestimenti alla Banca di Romagna – Gruppo Cassa di Risparmio di Cesena e Regione Emilia Romagna, senza le quali non avremmo potuto valorizzare il nostro patrimonio”.