Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

ROSANNA BIANCHI

Tradizione popolare e design

ROSANNA BIANCHI
14 marzo - 30 maggio 2010

Nell’ambito di un rinnovato interesse del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza nei confronti del design, e quindi di una delle più interessanti declinazioni industriali della ceramica, sono state organizzate mostre dedicate ai più significativi protagonisti di questa vicenda. Nel 2007-2008 si è tenuta la mostra dedicata ad Ambrogio Pozzi, nel 2008-2009 quella su Franco Bucci e i primi anni del Laboratorio Pesaro, nel 2009-2010 quelle su Antonia Campi e Ugo la Pietra. Si tratta di figure emergenti di una vicenda che, nel secondo dopoguerra, ha visto il nostro Paese guadagnare un ruolo di primaria importanza nel panorama progettuale internazionale.
 
Rosanna Bianchi si iscrive al Liceo Artistico di Brera a quattordici anni, nel 1943, e, poi, alla stessa Accademia dove ha per maestri Carlo Carrà e Mauro Reggiani. Tutto intorno la Milano della guerra e, soprattutto, del dopoguerra: una città distrutta ma incredibilmente effervescente nel desiderio di recuperare il tempo perduto. Rinasce il Teatro alla Scala e nascono i designers.

Le occasioni sono molte perché a Milano c’è la più alta concentrazione nazionale di testate editoriali e giornalistiche, c’è una tradizione di insegnamento, c’è un campo pubblicitario in espansione, c’è la Fiera Campionaria e c’è la Triennale. In questo milieu Rosanna Bianchi si muove a proprio agio e alcuni dei futuri protagonisti della scena italiana diverranno suoi amici. Conosce Lucio Fontana, Aldo e Marirosa Ballo, Dario Fo, Arnaldo Pomodoro, Fantasio Piccoli e Bobo Piccoli che sposerà nel 1965. La via dell’arte poteva essere, con queste premesse, un destino annunciato ma Rosanna Bianchi sceglie la ceramica e, tra le tante possibilità che questa forma di espressione offre, la sua declinazione d'uso e popolare.

 

 Nelle forme scandinave, che vede alla Triennale del 1951, la giovane Bianchi scopre un basico sentire che, secondo lei, affonda nella più antica tradizione mediterranea. Forme semplici e immuni da pressioni contemporanee che la inducono a un confronto la tradizione popolare. E’ l’Italia delle  botteghe superstiti dove un antico mestiere aveva mantenuto saperi e manualità ormai in via di esaurimento. Nei paesi scandinavi, Rosanna Bianchi viaggerà per tre anni al fine di scandagliare lo straordinario fenomeno di una diffusa cultura progettuale ben saldata ad aspetti economici, politici e sociali. Visita manifatture come Gustavsberg e Arabia, scopre le alte temperature. Senza contare le tappe in Germania, Polonia, Cecoslovacchia, Ungheria, Austria, Francia, Spagna, Svizzera, Olanda e Belgio.

A Milano, viene introdotta nello staff della Rinascente e in quello dell’ENAPI. Intanto sono usciti i pezzi unici o le piccole serie di Intime geometrie (1952-56) e degli Albarelli (1957-58). Quello con l’ENAPI (1957-1963) è un incontro felice. Il vecchio, glorioso ente è ormai agli sgoccioli ma il suo progetto di un rinnovamento sul solco della tradizione non manca di affascinare. Per un’artista che aveva saputo intrecciare antichi mestieri con i segni della contemporaneità (ricerca segnica e gestuale) si tratta di una via  che apre ad affascinanti orizzonti. Tra questi un lavoro pilota sperimentale di gruppo che, sotto il segno di una vera e propria ricerca etno-antropologica, la porta nelle più remote contrade dove è ancora tangibile e respirabile il lungo corso della storia.

E’ il Grand Tour di Rosanna Bianchi nelle fornaci di mastro Zizì Tritapepe in Abruzzo, di mastro Litterio Jacchetta nelle Madonie in Sicilia, dei mastri Fabiani a Fratterosa nelle Marche, di mastro Romeo in Lombardia. A Santo Stefano di Camastra soggiornerà a lungo. Lavora a Lanciano, a Fratterosa, a Montefiore Conca. Ancora più felice è il connubio (1958-1983) con la Galleria Il Sestante di Marisa e Lina Villa (dove operano Ettore Sottsass jr., i fratelli Pomodoro, Hans von Klier e molti altri), con cui sigla un contratto che dura dal 1959 al 1983.

Dagli anni Ottanta Rosanna Bianchi si è sempre più dedicata a un lavoro da artista utilizzando piccole masse di porcellana avvolte con leggeri fili di cotone colorato.

 

Mostra a cura di Franco Bertoni


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