Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

FRANCO BUCCI

e i primi anni del Laboratorio Pesaro 1961-1972

FRANCO BUCCI
8 novembre 2008 - 11 gennaio 2009

La mostra dedicata a Franco Bucci e ai primi anni del Laboratorio Pesaro si inserisce in un quadro di rinnovate attenzioni del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza al mondo del design: un aspetto della progettualità che anche in Italia, soprattutto a partire dal secondo dopoguerra, ha dato segni di grande vitalità e ha espresso figure di notevole rilievo.

Dopo l’evento dedicato ad Ambrogio Pozzi è la volta di una indagine sui primi anni di vita di un laboratorio che, per premesse e risultati, appare sempre più una delle esperienze di maggior significato del design italiano.

Il Laboratorio Pesaro viene fondato nel 1961. La città e la regione sono ancora lontane dalle affermazioni che hanno successivamente decretato il successo di una vera e propria via marchigiana al design e che hanno registrato una rara unità di intenti tra industria, piccola industria e artigianato. Gli anni dal 1961 al 1966 sono quelli di stretta collaborazione dei fondatori Franco Bucci, Nanni Valentini, Filippo Doppioni e Roberto Pieraccini. Bucci proviene da esperienze artistiche sul rame smaltato e ha contatti illuminanti con l'ambiente milanese e Ettore Sottsass; Valentini è artista già affermato non solo a livello nazionale; Doppioni è il tecnico che permette l'avventura e Pieraccini, ceramista ancora molto giovane, sarà anche grafico di successo. Scopo dichiarato è quello di produrre oggetti d'uso di alta qualità progettuale utilizzando un materiale ancora quasi sconosciuto in Italia quale il grès. Marco Terenzi, cognato di Valentini è il torniante dei primi pezzi, in gran parte unici.

L'esperienza attira le attenzioni di artisti, ceramisti e intellettuali che seguono con attenzione gli sviluppi di questa piccola follia nata senza particolari sostegni aziendali o confortanti premesse di successo. Frequentano con assiduità, tra gli altri, il Laboratorio Pesaro, Albert Diato, Panos Tsolakos, Pino Spagnulo, l'architetto Nicola Amoroso, lo storico Valerio Marchetti, Loreno Sguanci, Giuliano Vangi e Vladimiro Nannini. Si discute di tutto: soprattutto sul primato dell'opera unica e "artistica". Bucci è a favore di una più democratica diluizione dell'estetica nel multiplo e nel più semplice e comune oggetto d'uso. Come hanno riportato gli stessi protagonisti, sono stati, quelli dal 1961 al 1966 (abbandono di Valentini seguito, nel 1968, da Marco Terenzi) anni difficili ma estremamente costruttivi.

Valentini proseguirà ad Arcore nelle sue ricerche d'artista con la stessa calvinistica determinazione generosamente profusa nei tanti piccoli oggetti elaborati a Pesaro e Bucci, invece, abbandonerà una carriera artistica ben riconosciuta a Milano e saprà fare tesoro, a Pesaro, delle tante suggestioni emerse da questo confronto. Franco Bucci, con la moglie Anna, dirigerà le sorti dell'azienda ancora per quasi trent'anni, dal 1966 al 1995, e ne rimarrà consulente dal 1995, anno della cessione del marchio e delle tecnologie ad altri imprenditori, al 1998. Sono gli anni anche del successo, ottenuto con le serie "Rovena", "Montefeltro", "Ziggurat", "Day", con pezzi esemplari quali le teiere "art.E", "Baliana" e "Trinia", la caffettiera "Coffea" e con brocche, bicchieri, ciotole, vasi e bottiglie. Le forme sono più generose rispetto agli incunaboli e, nel passaggio dalla tornitura manuale al colaggio o allo stampaggio, si perdono unicità ma si acquistano i convincenti caratteri di una vera e propria produzione seriale. Con sguardo bifronte, Bucci sa guardare al futuro senza rinnegare quel passato umile, povero e semplice che aveva affascinato anche Valentini ma che solo con lui rimarrà onesto seme di creatività lungo una vita dedicata a progettare oggetti tanto lontani dalla seriosa impeccabilità del design di vocazione internazionale quanto dagli appelli neo-avanguardistici.

In mostra circa 120 opere scelte dall’archivio Franco Bucci con particolare attenzione ai primi anni di produzione e una antologia degli esemplari in serie degli anni Settanta e Ottanta.

La mostra è realizzata grazie anche al sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna.