Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

GIANMARIA POTENZA

scultura urbana

GIANMARIA POTENZA
26 giugno - 29 agosto 2010

Gianmaria Potenza, l’artista veneziano che ha reinventato il concetto di mosaico e ha dato nuova forma e vita al vetro e al bronzo, sbarca per la prima volta nella città di Faenza con una personale che riassume i momenti più significativi della sua lunga carriera.

Da sabato 26 giugno infatti, il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza, la più grande raccolta tipologica al mondo dedicata alla ceramica, ospita al suo ingresso cinque grandi sculture di Gianmaria Potenza selezionate appositamente per l’occasione. Le cinque opere in bronzo - nello specifico, Mondo in croce, Torre n.3, Seme d’Orzo, Torre n.1, Riflesso - sono state realizzate con la tecnica della fusione a cera persa, di cui Potenza è uno dei maestri riconosciuti a livello internazionale.

La scultura in bronzo è un tema particolarmente caro all’artista, che, nella sua collocazione, ricerca con grande coerenza e continuità una integrazione con l’architettura, una modalità progettuale che l’artista porta avanti in tutto il percorso della sua importante carriera artistica. Sculture, le sue, anche monumentali che cerca di inserire nel progetto e nello spazio architettonico in  una sinergia che si viene a creare per la capacità di Potenza di progettare insieme all’architetto e non di intervenire a posteriori sulla realtà ormai cristallizzata dell’edificio ultimato. Scultura come elemento progettuale che esalta la fruizione dello spazio architettonico o dell’urban design e al tempo stesso viene valorizzata da una collocazione “pensata” e non casuale.

Delle tante possibili modalità di trattare il tema scultoreo a scala urbana, di grande complessità e potere seduttivo, l’esposizione su Potenza ha percorso quella di presentare una serie di opere in bronzo con due chiavi di lettura, la ricerca della perfezione delle forme possenti e irriducibili della sfera o del parallelepipedo e le superfici, su cui la luce va a interagire, dove invece il racconto si fa vibrante per un’alternarsi di elementi, lucidi dai bagliori dell’oro e opachi, e di segni di un alfabeto sconosciuto che ci sembra racchiudere segreti non decifrabili di civiltà remote e ormai perdute 

Un autore capace inoltre di avere una fortissima identità e coerenza formale ma al tempo stesso amare sperimentare materiali e tecniche artistiche. La tessera a mosaico, come elemento compositivo in vari supporti materici, e il vetro, come medium ricorrente e prezioso, sono due elementi profondamente veneziani che l’artista ha fatto suoi. Il mosaico è sempre presente a volte nella giustapposizione di elementi dalla variabile dimensione, spessore e colore altre volte come modo di trattare le superfici ad esempio nel bronzo o nelle carte. Il vetro, come elemento trasparente e particolarmente interattivo con la luce, è spesso presente, quasi un accento di magia, un segno prezioso di venezianità riconoscibile a qualsiasi latitudine.

La mostra a cura di Laura Villani, allestita nella suggestiva galleria esterna del Museo su un fondale lussureggiante di rampicanti dalle foglie verdissime, sembra costituire quasi un’emblematica proposta, al di là della temporaneità di una mostra, di come la scultura potrebbe costituire un elemento di caratterizzazione, di complessità e di arricchimento culturale delle nostre città.

Una riflessione sul ruolo della scultura che il museo propone e che sarebbe interessante ipotizzare come elemento imprescindibile di ogni edificio che viene ideato e costruito e dove l’arte può divenire strumento progettuale che pervade il nostro quotidiano, il mondo del lavoro, dello svago o della meditazione e religiosità. La mostra, intende così essere l’occasione, di approfondire una tematica di grande interesse in vari ambiti del contemporaneo per la sfida che la scultura di Potenza realizza opponendo alla caducità della vita la possibilità di ambire all’eternità del bronzo e dell’arte inserita negli spazi dell’architettura.

“Per me è un onore – sottolinea l’artista - aver creato delle opere destinate ad un luogo così prestigioso. Credo che le mie sculture e le opere ospitate nel Museo si sposino alla perfezione”.