Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

ART NOUVEAU A FAENZA

Il cenacolo Baccariniano

ART NOUVEAU A FAENZA
24 febbraio - 27 maggio 2007

Nel centenario della morte di Domenico Baccarini, le città di Faenza e di Ravenna si uniscono nel promuovere due esposizioni: “Art nouveau a Faenza. Il Cenacolo Baccariniano” organizzata dal Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, imperniata sugli artisti che composero originariamente il “Cenacolo”, “Domenico Baccarini. Una meteora del primo Novecento”, antologica, dedicata all’intera opera dell’artista, organizzata dal Museo d’Arte della città di Ravenna.

L’esposizione faentina, che comprende 150 opere tra le quali anche sculture, ceramiche e disegni di Baccarini, riserverà la sua attenzione ai protagonisti della scultura, senza dimenticare la grafica e, fra le arti applicate, la stessa ceramica, visibile nel percorso permanente del museo dall’estate scorsa.

Sono trascorsi 23 anni dalla mostra dedicata a Domenico Baccarini nel primo centenario della nascita, realizzata a Faenza nel Salone del Podestà e nel Museo Internazionale delle Ceramiche, e fortemente voluta da Ennio Golfieri che ne curò anche allestimento e catalogo con un manipolo di preziosissimi collaboratori.

Al Cenacolo Baccariniano - dapprima riferito agli anni della Scuola di Disegno e Plastica diretta da Antonio Berti, in seguito trasferita nel retrobottega di Maddalena, la madre di Baccarini - accomunato da una medesima volontà di intenti, aderirono anche scrittori come Alfredo Oriani, collezionisti come Ercole Alberghi, filantropi socialisti come Ugo Bubani. Ma furono le arti figurative a primeggiare impersonate da Domenico Rambelli, Giuseppe Ugonia, Giovanni Guerrini, Francesco Nonni, Pietro Melandri, Ercole Drei e altri ancora, un gruppo folto destinato a diradarsi nel terzo periodo del consesso, allestito in casa di Antonio Missiroli dopo la morte dell’artista, divenuto esclusivo di un gruppo di sei ritenuti gli unici alfieri del movimento - in verità ben più vasto - baccariniano.

L’intento del MIC è ora quello di restituire l’ambiente culturale faentino del primo decennio del Novecento spingendo la ricerca fino al terzo, dopo il quale anche i protagonisti del “Cenacolo” cambiarono ideali artistici, forti di esperienze maturate in città e fuori di essa, al seguito o meno delle avanguardie.

Per tratteggiare assonanze e fonti ispirative, in sintonia con l’Italia e l’Europa, l’esposizione fornirà una serie di parallelismi di confronto con opere provenienti da musei e collezioni italiane e straniere di artisti famosi, molti dei quali presenti nella esposizione faentina del 1908, tenuta nell’occasione del terzo centenario della nascita di Evangelista Torricelli: dipinti, disegni e incisioni di Klimt, Knopff, Munch, Larsson, Bonnard, Pellizza da Volpedo, Martini, Balla, Costetti, Romani, Mentessi, Previati, Segantini, De Carolis, Meunier ecc.

Particolare peso assumerà poi la produzione di Achille Calzi, figura poliedrica di primo piano nella vita culturale e produttiva della città nei primi vent’anni del secolo. Pittore, ceramista, scrittore, insegnante e direttore della Pinacoteca, Calzi entrò in contatto, per formazione e poi per frequentazione, con poeti e artisti di prima grandezza - da Carducci a D’Annunzio, da Pellizza da Volpedo a Sartorio - coltivando un’arte eclettica in assonanza con le aree mitteleuropee e contribuendo alla rinascita delle fabbriche di maioliche faentine.

La Pinacoteca di Faenza entrerà nella manifestazione dedicando invece una esposizione ai più significativi disegni di Domenico Baccarini nelle collezioni comunali.

Il catalogo edito da ELECTA è a cura di Jadranka Bentini e i testi sono di Marco Antonio Bazzocchi, Franco Bertoni, Orsola Ghetti Baldi e Marcella Vitali.

La mostra è patrocinata da Presidenza della Repubblica, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Regione Emilia-Romagna ed è resa possibile grazie al sostegno del Comune di Faenza, della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e della Camera di Commercio di Ravenna.