Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

BERTOZZI & CASONI

Nulla è come appare. Forse

BERTOZZI & CASONI
20 settembre 2008 - 11 gennaio 2009

Bertozzi & Casoni è una società in nome collettivo fondata nel 1980 a Imola da Giampaolo Bertozzi (Borgo Tossignano, Bologna, 1957) e da Stefano Dal Monte Casoni (Lugo di Romagna, Ravenna, 1961). Appena terminati gli studi all’Istituto Statale d’Arte per la Ceramica di Faenza, Bertozzi e Casoni partecipano alle manifestazioni che tentano di mettere a fuoco i protagonisti e le ragioni di una “nuova ceramica”.
I primi momenti espositivi avvengono con “Il Lavoro felice” del 1980, “Faenza ‘82. Il primato dell’artista” del 1982 e “La nuova ceramica” dello stesso anno.
Abilità esecutiva e distaccata ironia caratterizzano già le loro prime creazioni in sottile maiolica policroma. Importante è la collaborazione con la Cooperativa Ceramica di Imola dove collaborano come ricercatori nel Centro Sperimentazioni e Ricerche sulla Ceramica. Negli anni Ottanta e Novanta il virtuosismo esecutivo raggiunge nuovi apici tra opere scultoree, intersezioni con il design e realizzazioni per affermati artisti italiani ed europei: Arman e Alessandro Mendini, tra gli altri. Del 1993 è il grande pannello Ditelo con i fiori collocato su una parete esterna dell’Ospedale Civile di Imola. Negli anni Novanta emerge nel loro lavoro un aspetto maggiormente concettuale e radicale: la ceramica assume dimensioni sempre maggiori fino a sconfinare nell’iperbole linguistica e realizzativa.
La critica e le più importanti gallerie d’arte nazionali e internazionali si interessano al loro lavoro. Le loro sculture, simboliche, irridenti e pervase da sensi di attrazione nei confronti di quanto è caduco, transitorio, peribile e in disfacimento sono diventate icone, internazionalmente riconosciute, di una, non solo contemporanea, condizione umana.
L’ironia corrosiva delle loro opere - il Bambi disneyano sulla tanica di benzina con bomba a mano, la scimmia albina con pala per il pattume seduta su un tavolo di Saarinen ricoperto da una crinolina, i vassoi con gli avanzi di un pasto, il teschio con palle di Natale decorate con scene erotiche orientali - è sempre controbilanciata da un inossidabile perfezionismo esecutivo. Tra surrealismo compositivo e iperrealismo formale, Bertozzi & Casoni indagano i rifiuti della società contemporanea non escludendo quelli culturali: sia quelli del passato che quelli delle tendenze artistiche a noi più vicine. Icone quali la Brillo box passata al vaglio della Pop Art o le lattine di Merda d’artista di Piero Manzoni trovano, in una raffinata versione ceramica che ne indaga l’obsolescenza, sia i segni di un tempo irrimediabilmente trascorso sia un congelamento in assetti che, per converso, li affidano a destini davvero immortali.     
Negli anni Duemila, Bertozzi & Casoni abbandonano l’uso della maiolica per privilegiare, in una sorta di rinnovata “epopea del trash”, l’utilizzo di materiali ceramici di derivazione industriale che accrescono il potere ipnotico dei loro lavori divenuti tecnicamente perfetti, ben oltre i risultati, già eccezionali, precedentemente acquisiti.
Nel 2007 espongono a Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna di Venezia, tre grandi opere in concomitanza con la Biennale: Composizione in bianco, Le bugie dell’arte e Composizione-Scomposizione.
Bertozzi & Casoni espongono al Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza i loro lavori più recenti. La stessa mostra è già stata ospitata con grande successo di pubblico e di critica, dal 5 luglio al 2 settembre, nelle Sale Viscontee del Castello Sforzesco di Milano dove è stata allestita in concomitanza con “Faïence. Cento anni del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza”, mostra celebrativa del centenario della nascita del MIC che, a sua volta, aveva avuto presentazione nazionale alla Biblioteca della Camera dei deputati a Roma.
Tra i lavori più significativi emerge Riflessione sulla morte, una grande composizione con tre tavolini da bar ricoperti da rifiuti e una Morte con scheletro in argento. La Morte riflette, con riferimenti alla “Melencolia I” di Albrecht Dürer, su se stessa e sul proprio operato.
Come “sparecchiature” gli artisti presentano Intervalli, Cestini e Vassoi ricolmi di rifiuti e resti di pasti ma anche di mirabili fiori stranamente freschi e vivi. Il tutto in una versione ceramica estremamente attenta a riportare le più sottili e minime caratterizzazioni della realtà e capace di rinvenire anche in questi scarti i segni della bellezza.
Opera particolarmente impegnativa sia per dimensioni che per complessità e ricchezza iconografica è Madonna scheletrita, ultima versione di un tema indagato fin dagli anni Novanta con Evergreen e Scegli il Paradiso. L’opera raffigura uno scheletro in argento massiccio nell’atto di tosare un prato di magnifici fiori che cresce su una grande zolla dalla quale spuntano, in chiave di moderna archeologia, rifiuti e oggetti gettati.
Infine tre grandi opere: Composizione n. 12 (nido di cicogne su una catasta di cassette da frutta), alta oltre tre metri, Composizione n. 13 (cassette da pronto soccorso con alveare), e Composizione-Scomposizione, cinque pannelli che, composti, occupano una parete di oltre dieci metri quadrati. Sfidando convenzioni linguistiche e le tradizionali possibilità  di un materiale quale la ceramica, Bertozzi & Casoni sanno, comunque, far sottacere i dati della ricerca tecnica a favore di un dispiegamento formale e visivo di estrema naturalezza. 
Con Bertozzi & Casoni una delle grandi vie dell’arte della ceramica del Novecento, la scultura tout court, trova, dopo Arturo Martini, Angelo Biancini, Leoncillo, Lucio Fontana e Fausto Melotti, nuove, inedite possibilità.

La mostra ha visto come prima tappa espositiva il Castello Sfozesco di Milano.

Il catalogo a cura di Franco Bertoni è pubblicato da Allemandi Editore (Torino).