Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

ENZO SCUDERI

Apparizioni su terracotta

ENZO SCUDERI
3 aprile - 5 giugno 2011

In mostra al MIC una sessantina di opere che, dentro la tipologia della terracotta dipinta a freddo, danno conto di un lavoro artistico apertamente inattuale e proprio per questo ben più interrogativo e degno di nota di tante contemporanee vulgate che, volendo stupire, ricadono, invece, nella più trita banalità. Mostra a cura di Franco Bertoni

Enzo Scuderi è un artista politecnico che dal 1993 si dedica a una singolare opera di riconversione estetica di vecchi embrici recuperati nei dintorni di un angolo di Toscana eletto a luogo di lavoro e di residenza.
Prima, gli studi di architettura a Firenze, un soggiorno romano in cui si è dedicato alla scenografia teatrale e una lunga permanenza milanese durante la quale ad impegnarlo sono stati il design, la grafica editoriale e ricerche sulle possibilità espressive del mezzo fotografico  culminate nell'audiovisivo “Fragmentum 10x10” presentato a Milano, alla Rotonda della Besana, nel 1985 e al Centro per l'Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato nel 1997.
Con le opere avviate nella canonica della chiesa di San Bartolomeo in Lanciaia, Scuderi fa tesoro dei suoi precedenti e si dedica, con facilità e felicità, a una raffinata grafica di stampo figurativo su embrici dei quali sfrutta i segni lasciati dal tempo.
Scuderi è uomo moderno dal pensiero antico. Egli si muove tra rispetto di un primato del disegno di vasariana memoria e utilizzo di “abbozzi” e “macchie” che dicono di una complessità di visione che l'artista è destinato a investigare. Più modernamente: l'incontro tra un objet trouvé - pur frutto di anonime artigianalità e di un tempo meteorologico – e il disegno, il progetto figurativo che si inserisce e trova spazio nel magma dell'esistente.

 

Dal suo lavoro nascono apparizioni di volti e di figure attonite, oniriche, sibilline e senza tempo apparente che, come frammenti di una più complessa orchestrazione, ci invitano a scoprirne i segreti.
Una carrellata di personaggi - in atteggiamenti e in azioni di cui non conosciamo le motivazioni - che non cercano la complicità dello spettatore ma, anzi, sembrano quasi ritrarsi pronti come sono a nascondersi nel buio o dietro le concrezioni naturali, come pesci in un oscuro ambiente marino costellato di rocce e di coralli.
In una cornice naturale avvengono metamorfosi, le azioni vengono lasciate in sospeso, i personaggi sono introdotti per essere poi abbandonati, altri ritornano.
Un mondo di epifanie che ricorda quelli di tanti artisti eccentrici e bizzarri, di vario stampo, della storia dell'arte: da Pontormo a Parmigianino, dal Rosso a Beccafumi, da Salvator Rosa a Magnasco da Füssli a Redon, fino ai surrealisti. Il segno - fermo e deciso poiché deve convincere e rendere plausibile l'irreale - è appena reso vibratile dalle ansie di una latente febbre manierista e dal volere “destrare lo ingegno” per scorgere potenziali sinopie sotto i sedimenti casuali del tempo e sulle asperità della terracotta.