Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

… L’IMMAGINAZIONE VEDE

… L’IMMAGINAZIONE VEDE
4 ottobre - 11 novembre 2012

L'evento espositivo a cura di Marianna Liosi e Alessandra Saviotti presenta una programmazione di video e film di due tra i più interessanti artisti italiani il cui lavoro è posizionabile trasversalmente tra il cinema e le arti visive, quali Andrea Dojmi e Giulio Squillacciotti, a cui si aggiunge Alexandra Domanović e in data unica (6 ottobre) la performance sonora di Dominique Vaccaro.

“Traendo ispirazione dalla definizione di memoria, intesa come la funzione di mantenere ricordi, e dalle tecniche mnemoniche di cui Marco Tullio Cicerone nel “De Oratore” scrive per la prima volta nel 55 d. C., e da alcune riflessioni di Bruno Munari sull’immaginazione e la relazione con il mondo esterno, il progetto proposto – spiegano le curatrici - ha il fine, in primis, di riflettere sull’idea di immaginario intendendo con questo termine una raccolta di immagini (mentali) e sulla fenomenologia della sua creazione; in secondo luogo, di indagare il rapporto che esiste tra la visione come fatto fisico e le strutture mentali che da questa, così come da altri elementi, sono influenzate ma che determinano al tempo stesso la visione.
Cosa si intende per immaginario? Cosa porta alla creazione di un immaginario?
Secondo la definizione platonica, attraverso la visione si può distinguere la realtà  perché in qualche modo la si conosce già, poiché la nostra mente non è costituita da una tabula rasa, ma è mossa da un sistema di coordinate già determinate dalla nostra tradizione storica. Riferendosi all’immaginazione, Bruno Munari si riferisce alla conoscenza delle cose del mondo e dalla successiva scomposizione e ricomposizione delle singole parti secondo infinite varianti.
Ogni persona esiste all’interno di un orizzonte culturale che presenta dei limiti, all’interno dei quali vive delle esperienze.
L’immaginario scaturisce da due fattori: uno sensoriale, fisico, naturale, cioè la visione e da uno culturale, fatto di costruzioni sociali e dunque artificiale, che stanno in un rapporto biunivoco, ambiguo e circolare.
Parte quindi da un’esperienza individuale veicolata dalla visione, ma è anche uno strumento che induce a creare configurazioni, architetture mentali, che nascono dalla percezione e che la influenzano allo stesso tempo, creando un circolo vizioso in cui l’immagine intrappola ed è intrappolata.
L’immaginario dipende da un fattore storico, definito all’interno di un qui-ora, in uno spazio e in un tempo determinati, dove gli individui si collocano.
Questi vanno a costituire la parte di un sistema culturale e linguistico fatto di pregiudizi e presupposti che portano ad una visione del mondo attraverso gli occhi di ogni soggetto, il quale vede attraverso le immagini mentali, non riuscendo a distinguere tra la visione pura e quella “culturale”.
Ed è a questo punto che l’immaginario assume una dimensione collettiva quindi condivisa e per questo mitizzata, determinando un’adesione comune a concetti, categorie e regole – che potrebbero essere definiti come archetipi - che vanno a costituire quella concezione di storia come la successione e lo stratificarsi dei destini umani.
Il progetto si svilupperà dunque sottoforma di programma di film e video, che verranno proiettati nell’auditorium del MIC, che diventerà per un mese una sala di proiezione, un cinema dove i film verranno proiettati ad orari prestabiliti, secondo un calendario della durata di circa 1 ora e mezza.
Saranno selezionati i lavori di artisti che riflettono sulla creazione di un immaginario e sull’ambiguità che lega la raccolta di immagini, attraverso la visione come atto fisico, alla costruzione mentale individuale e collettiva, come gesto culturale e storicamente determinato.

 

Programma delle proiezioni

Zimmerreise, Giulio Squillacciotti, film Super8 in Cinemascope 2:35, Audio Stereo, 2’46”, Austria, 2010.
Far, from where we came, Giulio Squillacciotti, Video HD 1080p 16:9, Audio 5.1, 7’46”, Italia, Spagna, Turchia, 2008.
Ely, Andrea Dojmi, Film, Fujica single 8 mm, regia di Andrea Dojmi e Lorenzo Bona, 14’, 2011.
The Distance to the Sun, Andrea Dojmi, film super8 mm, convertito su DVD, 29’, 2007.
Turbo Sculpture, Aleksandra Domanovic, HD video, colore, suono, 22', 2009 –2012.

La durata dello screening è di 1h15’. Le proiezioni inizieranno ai seguenti orari:
fino all’8 ottobre: ore 10:00, ore 11:30, ore 13:00, ore 14:30, ore 16:00
dal 9 ottobre: ore 10:00, ore 11:30 (dal martedì al venerdì)
ore 10:00, ore 11:30, ore 13:00, ore 14:30, ore 16:00 (sabato, domenica e festivi)
NELLE GIORNATE 18, 19 OTTOBRE E 3, 10 NOVEMBRE PER MOTIVI ORGANIZZATIVI LE PROIEZIONI NON SARANNO VISIBILI

Un ringraziamento speciale a Riccardo Benassi.


Alexandra Domanovic (1981, Novi Sad) vive e lavora a Berlino.
Il lavoro di Alexandra Domanovic trae spunto dalla cultura legata alla musica techno che ha svolto un ruolo fondamentale nella ricostruzione dell’identità yugoslava per le giovani generazioni cresciute nel dopoguerra. Tra le mostre più recenti: From yu to me, Kunsthalle Basel (2012), 19:30, Galerija 001, Ljubljana (2011). Group shows include 1st Kiev Biennale, Kiev (2012), Marrakech Biennale, Marrakech (2012) and In Practice, SculptureCentre, New York (2010). Dal 2006 fa parte del collettivo VVORK.com con Oliver Laric, Christoph Priglinger e Geor Schnitzer.

Andrea Dojmi (1973, Roma) vive tra Milano e Roma.
La sua ricerca attraversai diversi media: fotografia, film 16mm, super8, single 8 in formato nipponico, musica elettronica, installazioni e performance. Soggetti di partenza sono l’infanzia e l’adolescenza, rapportate all’organizzazione e agli ambienti tipici del sistema formale educativo. I suoi video e i suoi live-media sublimano mesi di ricerche sul campo in un flusso compatto di ricordi e spazi infantili e pre-adolescenziali (spesso nella forma di documentari educativi), in una sintesi di mito e vaghi presagi, incanto e rarefazioni personali. E’ stato invitato a numerosi festival tra cui Cannes, Nouveau Cinema Montreal, and Torino Film Festival.

Giulio Squillacciotti (Roma 1982) vive tra Roma e Milano.
Artista, antropologo, regista, ricercatore e soprattutto attento ascoltatore e narratore, Giulio Squillacciotti ricuce le maglie della storia: quelle a volte nascoste, dimenticate, tralasciate dalle principali fonti di informazione. Scovando documenti, raccogliendo tracce, testimonianze e indizi riporta un punto di vista inedito di un tempo passato, di una memoria che ha contributo alla costruzione del presente. Scrupoloso e rispettoso osservatore Giulio Squillacciotti, attraverso i suoi lavori video esplora il retaggio politico, sociale e culturale della nostra società dando vita a un dialogo tra fatti e interpretazioni, informazione e immaginazione, producendo una storiografia alternativa. Al cospetto delle opere di Squillaciotti siamo così posti dinanzi alla conservazione e restituzione delle potenziali trame della storia in forme critiche del sapere. (Ilaria Gianni)

Dominique Vaccaro fonda la sua pratica improvvisativa e compositiva, sull'evocazione di un altrove. Artista visivo, improvvisatore e compositore di musica concreta. Autodidatta, da sempre sfrutta le innumerevoli potenzialità di apparecchiature analogiche come radio, microfoni ed altoparlanti e specialmente del nastro magnetico come supporto per la memoria e per evocazioni di luoghi e spazi mentali. Ha composto musiche per stop-motion video, performances e per il teatro. È tra i membri fondatori di Sant'Andrea degli amplificatori, uno spazio da molti anni dedito alla musica contemporanea.