Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

IL LIBERTY UNGHERESE NELLE CERAMICHE DELLA MANIFATTURA ZSOLNAY

26 gennaio - 1 aprile 2002

L'Ungheria e Faenza: rivive con l'arte un rapporto antico.
Un’ottantina di opere esposte dal 26 gennaio al 1 aprile 2002.

La mostra “Il liberty ungherese nelle ceramiche della manifattura Zsolnay” rappresenta non solo un importante momento culturale, ma anche una rivisitazione delle radici storiche del Museo Internazionale delle Ceramiche.

All’inizio del secolo scorso, in occasione delle celebrazioni organizzate dalla città di Faenza per Evangelista Torricelli nel terzo centenario della nascita, Miklòs Zsolnay, proprietario dell’omonima manifattura sviluppata enormemente dal padre Vilmos, donò a Gaetano Ballardini (allora segretario della sezione di Belle Arti dell’Esposizione) alcune opere. Quelle e numerose altre costituirono il primo nucleo del costituendo Museo Internazionale delle Ceramiche. Di quell’antico rapporto di collaborazione è traccia nella lettera del 1909, conservata presso l’archivio del M.I.C., in cui Miklòs Zsolnay traccia un interessante profilo della manifattura di Pécs, fondata nel 1853.

La mostra, che è stata esposta fino al 10 gennaio a Roma nel Palazzo Falconieri, sede dell’Accademia d’Ungheria, presenta un campionario di circa 80 opere di proprietà di prestatori privati e del Museo internazionale delle ceramiche in Faenza, che danno un quadro esaustivo dello straordinario sviluppo delle arti applicate ungheresi e della Zsolnay soprattutto nel periodo intercorrente tra il 1870 ed il 1930, anno che segna l’inizio di un certo rallentamento della qualità a seguito dell’abbandono degli artisti di maggior rilievo come il pittore Gèza Nikelsky e lo scultore Sandòr Apàti Abt.

La manifattura rimase di proprietà degli Zsolnay fino al 1948 anno in cui viene statalizzata, ed è attiva ancor oggi, rimanendo punto di riferimento e di dialogo degli artisti contemporanei.

Quello della Zsolnay è l’esempio di una manifattura che diventò uno stabilimento industriale di notevole importanza soprattutto per l’alto e diversificato profilo artistico delle sue produzioni.

L’esposizione offre un quadro esaustivo delle innovazioni tecniche adottate nel tempo, a partire dalla porcelánfajansz (terraglia molto raffinata, tanto da assomigliare alla porcellana), ai moduli decorativi ispirati alle porcellane cinesi e giapponesi (famosi i servizi da tavola ornati da motivi floreali ed arricchiti da inclusioni in oro), alle varie soluzioni ispirate alle ceramiche cinquecentesche, ai vasi in stile Pannonia (ripresi dal vasellame magiaro di epoca romana, on tipici decori geometrici graffiti), alla imitazione di decori tipici degli avori, di gioielli, di tessuti, fino alla iridescenza particolarissima conferita dagli smalti alla eosina, introdotti da un importante collaboratore della manifattura, il chimico del Politecnico di Budapest Vince Wartha. Gli esemplari di questo tipo di copertura degli oggetti ceramici sono peculiari della fabbrica di Pècs ed elementi portanti della sua produzione di eccellenza.

Uno dei pezzi esposti, fra quelli di proprietà del MIC, ha una rilevanza storica essendo l’unico "sopravvissuto" ai bombardamenti che distrussero il museo il 13 maggio del 1944, fra quelli che vennero donati al Direttore Gaetano Ballardini da Miklos Zsolnay in occasione delle celebrazioni Torricelliane del 1908.

All’inaugurazione parteciperà l’ambasciatore ungherese in Italia, Sua Eccellenza Eniko Gyori.

E’ ben rappresentato il rinnovamento tipologico legato ai mutamenti del gusto, alla fine del XIX secolo, ancora permeati di reminiscenze di stile eclettico, fino ad arrivare al primo ventennio del Novecento, dove è del tutto evidente la rivoluzione legata ai nuovi stile intonati al Modernismo Internazionale.

Per Faenza ed il Museo delle Ceramiche la mostra è quindi l’occasione per riscoprire la produzione ceramica ungheresi come già nel 1985 quando fu sede di un’attenta ricostruzione dell’attività di varie manifatture di quel paese nel periodo della Szecessiò, il modernismo magiaro di qualità così elevata da stare al passo con le più importanti produzioni internazionali.



“Il Liberty Ungherese nelle ceramiche della manifattura Zsolnay”
Catalogo curato da Gilda Cefariello Grosso