Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

L'ALTRO NOVECENTO

Opere dai depositi del MIC

L'ALTRO NOVECENTO
31 luglio - 2 settembre 2008

Con la mostra "L’altro Novecento" si è voluto dare conto al pubblico, se pur con un evento temporaneo e con una selezione, della consistenza quantitativa e qualitativa di un patrimonio accresciutosi quasi con linearità per tutto l’arco del secolo scorso. Il quasi è d’obbligo in quanto non tutti i protagonisti di un secolo estremamente prolifico (siano essi artisti, manifatture o fornaci) sono adeguatamente rappresentati al MIC. Le acquisizioni sono avvenute, certamente, dietro un severo vaglio delle direzioni ma anche in base alle opportunità che via, via si sono manifestate. Non sarebbe stato possibile documentare tutto, anche per le variazioni del gusto o per non subitanei apprezzamenti di valore. Sono, inoltre, ben note le cause belliche che hanno comportato la distruzione e il conseguente ridimensionamento delle collezioni dell’anteguerra e, tra queste, quella dell’Art Nouveau europea che ha perduto in toto le ceramiche inglesi e russe ed è ora in mostra permanente con i superstiti 120 esemplari. Il rimpianto per quanto perduto non può essere compensato anche se un evento appositamente dedicato appare come un auspicabile, significativo momento di storicizzazione. Tra i caduti illustri si ricordano solo: Ernest Barlach, Pietro Melandri con il primo Premio Faenza del 1938 e Salvatore Fancello il cui Presepe dello stesso anno è stato praticamente ricotto dal calore generato dalle bombe e dagli incendi del 1944. A fronte di queste, e molte altre, irreparabili perdite vanno, comunque, registrati i lasciti privati, i depositi effettuati da istituzioni, le donazioni di enti, artisti o manifatture e le opere pervenute a seguito del Concorso, o "Premio Faenza" che hanno permesso al Museo di risorgere anche nelle collezioni moderne e di potere vantare attualmente un invidiabile corpus di oltre 10.000 esemplari. Si tratta di un terzo dell’intera consistenza museale e questo rapporto non può non sollecitare ulteriori considerazioni.

Il Novecento ceramico è stato un secolo creativamente felice: non c’è stato decennio che non abbia registrato il sopraggiungere di nuove ipotesi artistiche e non c’è stata area geografica che non abbia espresso protagonisti o significative, anche se momentanee, adesioni. E in Italia, va detto, tutto questo si è manifestato all’ennesima potenza.

Con le tre sezioni permanenti dedicate al Novecento faentino, italiano ed europeo si è cercato di dare visibilità alle figure e ai momenti di maggiore rilievo ma molte opere, necessariamente, sono rimaste nei depositi in attesa degli spazi che saranno consegnati al termine dei lavori di ampliamento in atto. I rimpianti sono comprensibilmente tanti, anche dolorosi, e questa esposizione non vuole essere semplicemente un risarcimento ma anche un impegno per il futuro nei riguardi degli artisti, dei donatori e della stessa storia della ceramica del secolo scorso.

Nella selezione vengono rimarcate le presenze al MIC di maggiore rilievo quali quelle di Galileo Chini, Tullio d’Albissola, Pietro Melandri, Anselmo Bucci, Gio Ponti e la manifattura Ginori di Doccia, Lucio Fontana o Leoncillo, ad esempio, ma trovano doverosa accentuazione anche artisti faentini quali Ercole Drei, Franco Gentilini, attivo con la ceramica tra gli anni Cinquanta e i Settanta, e Alfonso Leoni che appare sempre più come un "grande" non pienamente valutato. Di Pietro Melandri viene esposta Venere moderna del 1936 e di Angelo Biancini La madre del legionario del 1940-41: due ben diverse interpretazioni della scultura in ceramica nel periodo tra le due guerre. Più vicine a noi sono le opere dell’eclettico Ico Parisi, di Wladimiro Tulli, sperimentale interprete di una visione lirico-surrealista, di Federico Bonaldi, immaginifico assemblatore di forme e figure provenienti da una cultura "bassa" destinata, però, a influenzare i ritorni colti degli anni Novanta, di Candido Fior, lirico e antiretorico cantore delle più semplici apparizioni formali, di Ugo La Pietra, instancabile alfiere di una "sinestesia delle arti" cui la ceramica concorre tra rispetto del genius loci mediterraneo e concettualità, di Antonio Recalcati, di Remo Brindisi, protagonista della pittura italiana del secondo dopoguerra, di Sandro Cherchi, originale interprete negli ultimi anni Cinquanta del passaggio della scultura ceramica da un tardo espressionismo a sintesi materiche astratto-informali, di Ernesto Treccani e di Ugo Nespolo, ironico e caustico demitizzatore delle icone dell’arte moderna e contemporanea.

Ogni artista e ogni esemplare hanno una vicenda particolare legata, in qualche modo, anche a quelle stesse del Museo e nei suoi futuri assetti queste "storie" ceramiche non potranno non trovare, finalmente, voce.

L’esposizione - a cura di Franco Bertoni - è corredata di un giornale di mostra.