Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

PIASTRELLE DALLE RACCOLTE DEL MIC

PIASTRELLE DALLE RACCOLTE DEL MIC
24 aprile - 22 giugno 2008

Il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza comprende nel suo ricco patrimonio ceramico una raccolta di oltre 10.000 piastrelle di produzione industriale del secondo Novecento.
Si tratta di un campionario vasto recante firme famose del design italiano, da Gio Ponti a Pompeo Pianezzola, da Ettore Sottsass ad Enzo Mari fino a Emilio Tadini, Emilio Scanavino e Bruno Munari.
Mentre tra le due guerre la piastrella è ancora fenomeno quasi esclusivamente artistico o artigianale, nel clima del boom economico italiano le industrie ceramiche, di nuova o antica formazione, intravedono nella piastrella un sollecito ed economico mezzo per rispondere a una sempre più diffusa esigenza di sostituzioni edilizie e di rifacimento degli interni.  Gio Ponti fu tra i primi, nel dopoguerra, a utilizzare i rivestimenti ceramici per le sue costruzioni ma è solo dalla fine degli anni Cinquanta che si registrano un più vasto interesse e una produzione di massa. Gli anni Sessanta sono ancora dominati dalla personalità di Ponti ma emergono nuove figure quali Pompeo Pianezzola e Carlo Zauli. Antonia Campi ed Ettore Sottsass, per Richard Ginori e Cedit, progettano piastrelle decorate a motivi geometrici utilizzando la tecnica della serigrafia. Del 1968 è il progetto di Enzo Mari per Gabbianelli basato sulla moltiplicazione geometrica di un piccolo quadrato. Negli anni Settanta Paolo Tilche progetta inediti decori a puntini multicolori utilizzando perle di vetro; l’Iris, con Lodovico Asirelli, Edouard Chapallaz, Panos Tsolakos e Franco Bucci, avvia una produzione di notevole successo, mentre si sostanziano le collaborazioni con gli artisti.
La firma dello stilista o dell’artista inizia ad avere il sopravvento sulle ricerche tecniche e le massicce campagne pubblicitarie conseguenti incanalano l’uso della piastrella verso proposte spesso supportate unicamente da una griffe di successo. A questo clima eccessivamente connivente con espressioni di un gusto altalenante reagiscono, nei primi Ottanta, i protagonisti della tendenza postmoderna: Studio Alchimia per Appiani2//Bonicalzi, Alessandro Mendini per Bastula e Pecchioli e Andrea Branzi per Toscoceramica.
Riportata a dialogare con gli aspetti più alti delle contemporanee forme di espressione artistica, la piastrella sembra vivere un nuovo felice momento, limitato però a produzioni in piccola serie quando non al prototipo sperimentale.

L’esposizione - a cura di Franco Bertoni - è corredata, a miglior comprensione di un nucleo patrimoniale tanto denso e significativo, di un giornale di mostra che traccia le linee essenziali della raccolta.