Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

PINO CASTAGNA

Scultura, ceramiche e vetri

13 giugno - 19 settembre 1999

Pino Castagna vive e lavora a Garda (Vr). E’ un artista che ha fatto varie esperienze di tipo artigianale: dal disegno di mobili all’affresco, dal vetro alla topografia, al restauro. Dalla fine degli anni Cinquanta, assieme a Michael Noble, allestisce un laboratorio di ceramica finalizzato ad interventi terapeutici nel campo delle malattie mentali. Inizia così a produrre ceramiche che Noble progetta e realizza mentre l’artista stesso decora. Dagli anni Settanta Castagna si dedicherà sempre più costantemente alla scultura in ceramica, in bronzo e in alluminio, pur continuando una produzione d’oggettistica ceramica d’uso e d’arredo. Le sue sculture, di dimensioni talora gigantesche, si trovano in ambienti ed edifici pubblici e privati sia in Italia che all’estero. In mostra sarà documentato un trentennio all’incirca del suo lavoro.

 

Pino CastagnaNel giornale di mostra, dedicato a Pino Castagna, si è tentato di ricostruire molto sinteticamente la personalità dell'artista nei vari suoi aspetti.
Sono quegli aspetti, ideativi e insieme fattuali che gli hanno permesso di passare via via da un materiale all'altro, da una tecnica all'altra, da una dimensione all'altra fino a quella spiccatamente monumentale. Questi passaggi, che prevedono anche una accentuata vocazione al disegno - non quale vero e proprio progetto come nel design, ma come impulso emozionale e insieme fantastico, poetico, che trascorre poi magistralmente in più concrete e solide costruzioni - questi passaggi, si diceva, usufruiscono di una singolarissima vocazione artigianale e insieme di una capacità astrattiva nell'assunzione plastica, strutturale, tettonica che richiede l'atto critico, finale, della sintesi volumetrica. Il momento artigianale è sempre, pertanto, fortemente contestuale all'opera: ne è la premessa, lo svolgimento, contribuisce alla sintesi finale.
E' un fenomeno quello di Pino Castagna che considero momento chiave per capire quei processi dell'arte italiana che non hanno avuto soluzione di continuità fra l'attività fabbrile e quella concettuale, dove quest'ultima anzi motiva l'altra tanto più essa è integralmente libera, vivace nell'associazione dei segni, polisemica, criticamente feconda, capace di correlazioni.
I vari materiali, così, dal bronzo al cemento, dalla ceramica al vetro, dal ferro al marmo, dal legno all'acciaio, dall'alluminio alla ghisa, dal granito alla carta variamente utilizzata col disegno, sono ricercati con una gioia totale della scoperta. Dei materiali si individuano le caratteristiche, piegandole al proprio linguaggio ma piegando anch'esso alle indicazioni che emergono dai materiali stessi, magari contaminandoli negli assemblaggi: ma non mascherandoli l'uno con l'altro, cioè virtuosisticamente intercambiandoli, facendoli passare l'uno per l'altro. I processi alchemici sono quindi fatti emergere dai materiali più che inducendoveli, come un andare a situarsi nelle fibre più nascoste di essi e commutandosi.
Questo processo dell'arte è pertanto di estremo interesse, anche a prescindere, se si vuole, dai risultati finali dell'opera, dalla riuscita più o meno totale per una valutazione estetica, dalle influenze come possono essere state quelle di Henri Moore o dello stesso Noble.
A seguito di questa mia nota introduttiva, ho desiderato che apparissero due testimonianze di Michael Noble e di Pino Castagna stesso. Sono testimonianze per me di estremo interesse, relative ad esperienze di laboratorio condotte con pazienti di ospedali psichiatrici.
Ad esse debbo il mio primo contatto con Pino Castagna, da lontano e senza conoscerlo, già negli anni Settanta.
Vorrei dire, a proposito di questo, che quelle esperienze - al di là delle aspirazioni, dei sogni di guarire con l'arte, e al di là dell'assumerle criticamente nel movimento dell'arte contemporanea che venne denominato art brut -, mi sono interessate semplicemente perché favorivano le condizioni per esprimersi, le facilitavano, le assumevano come gioco, là dove qualsiasi intervento repressivo, condizionante, inibitorio era tralasciato: ma dove i materiali, gli ambienti, gli spazi, la collaborazione, la solidarietà si porgevano in modo tale, per far sì che l'espressione avesse modo di liberarsi. Era il tempo di una riflessione che mi avrebbe fatto pervenire a Bruno Munari per chiedergli l'installazione di un laboratorio "Giocare con l'arte" al Museo di Faenza.
Pino Castagna, nel suo percorso personale d'artista, è pienamente calato anche in quella esperienza. Quell'esperienza può far capire il suo stesso percorso, la sua intrigante personalità.