Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

L'ARTE DI PIETRO MELANDRI NELLA "COLLEZIONE GIOVANNI BOLOGNESI"

7 dicembre 2002 - 30 marzo 2003

Pietro Melandri, Premio Faenza 1939Dal 7 dicembre 2002 al 30 marzo 2003 il Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza ospita una mostra dedicata all’artista faentino Pietro Melandri, uno dei maggiori esponenti della ceramica del XX secolo, fra i più amati dai collezionisti e dai cultori delle arti decorative. L'esposizione - suddivisa in tre tematiche: mitologia, natura e fede - presenta 80 opere della prima metà del '900, tutte di notevole qualità, appartenenti alla storica collezione di Giovanni Bolognesi (1886-1970), avvocato faentino che esercitava la professione a Milano. Dell'arte di Melandri, Bolognesi fu uno dei primi estimatori. Il loro rapporto, che andava oltre la semplice trattativa commerciale, per trasformarsi in un'amicizia profonda, consentì a Bolognesi negli anni che vanno dal 1920 al 1950 di raccogliere un considerevole numero di opere, con sapiente gusto di intenditore, notevole competenza e passione, documentando un preciso percorso evolutivo dell’artista.
In un articolo pubblicato sulla rivista Faenza del 1954, Giuseppe Liverani, allora direttore del MIC, scriveva: "da lunghi anni, ormai, residente a Milano, faentino d'origine, l'avvocato Giovanni Bolognesi ha voluto mantenere i contatti affettivi raccogliendo maioliche delle celebri officine della sua città. Il fine gusto col quale la sua scelta è sempre stata sorretta in circa un trentennio di collezionismo gli ha fatto accogliere soltanto pezzi di un notevole livello d'arte, si tratti di esemplari quattro-cinquecenteschi o del secolo decimottavo, oppure di opere di quel maestro che risponde al nome di Pietro Melandri. Di quest'ultimo, anzi, del quale fu sin dagli inizi un fervido sostenitore, crediamo il Bolognesi possieda la raccolta più scelta, ricca ed organica".
Le maioliche della collezione sono parte di un periodo particolare quando, raggiunta la piena maturità tecnica, Melandri riuscì ad esprimere nel modo più efficace la sua vena artistica.
Sottolinea Lamberto Baccioni, nella presentazione della collezione che “la ricerca di nuove espressioni, l’uso maestro dei colori e dei volumi, tanto da potersi definire sculture in maiolica, lo sviluppo di temi suggeriti da una profonda fede e da un attento amore per la natura, fanno delle opere di Melandri un caleidoscopio di senzazioni ed emozioni che colpiscono non solo l’intenditore che legge l’opera d’arte, ma soprattutto l’appassionato che la “sente” anche con il cuore”.
Melandri seppe infondere nella materia il soffio dell’espressione artistica.
Il catalogo di mostra: L'arte di Pietro Melandri nella collezione Giovanni Bolognesi. Tra mito, natura e fede (editori dell’Acero, Empoli, 120 pagine, versione a colori e bianco e nero) è a cura di Elena Nesti.
Orari di visita

BIOGRAFIA DI PIETRO MELANDRI
Pietro Melandri è da annoverare fra i più grandi ceramisti del ‘900. Nasce a Faenza nel 1885. Negli anni fra il 1897 ed il 1905 è apprendista presso la fabbrica dei Fratelli Minardi, frequenta le lezioni serali di Antonio Berti alla Scuola di Arti e mestieri. E’ poi tra i componenti del prestigioso cenacolo baccariniano che, agli inizi del secolo scorso, accanto alla figura di Domenico Baccarini, in clima Liberty, produce opere che si pongono a fianco dei più importanti risultati della scultura italiana ed europea. Si trasferisce a Milano dove lavora come decoratore e frequenta i corsi serali di scenografia all’Accademia di Brera. Vive il trapasso dal Liberty in Art Decò e, pur mantenendo vivo l’amore per la ceramica, lavora anche a pitture murali, quadri di cavalletto ispirati ai navigli e tele scenografiche.
E’ evidente l’influenza in queste opere di pittori lombardi come Fontanesi e Previati.
Arriva la prima guerra mondiale e Melandri, dopo un periodo di prigionia in Ungheria, ha modo di conoscere la Seccessione viennese e di meditare le teorie decorative sviluppate in quell’ambiente
Tornato a Faenza nel 1918, collabora prima con Paolo Zoli, fino al 1921, poi con Francesco Nonni, antico compagno nel cenacolo baccariniano, di cui maiolica alcune opere plastiche.
Si lega poi con Focaccia industriale e mecenate di Ravenna, fondando e dirigendo la Focaccia & Melandri, nella ex fabbrica dei fratelli Minardi. E’ in questo periodo che matura la tecnica delle riflessature a lustri, seguita dalle più moderne patinature degli acidi, che gli consente di realizzare straordinari pezzi. Viene apprezzato dai collezionisti e dalle istituzioni culturali (partecipa a numerosi concorsi vincendo spesso il primo premio, come all’esposizione delle arti decorative di Parigi) e dai critici.
Conclusa l’esperienza con Focaccia, decide di mettersi in proprio e partecipa con successo alle Triennali di Milano (dal 1933 in poi) e all’esposizione universale di Parigi con il grande pannello rappresentante Perseo. Nel 1931 è impegnato nel restauro della Rocca delle Caminate a Forlì su incarico di Benito Mussolini.
E’ di quegli anni la conoscenza e l’inizio della collaborazione con l’architetto Gio Ponti, il primo che lo giudica un vero artista perché “la sua evoluzione non è stata tanto tematica, quanto estetica, con opere sempre più godibili.” Nella valutazione dell’arte di Melandri, Giò Ponti sottolinea tre aspetti: il fatto che sia nato a Faenza, terra che gli ha dato un istinto naturale per questo tipo di espressione artistica; la capacità di coniugare l’abilità tecnica e la profonda ispirazione artistica, pittorica e scultorea; infine il suo stile raffinato, dato dall’uso di certi smalti e colori è il risultato del furore creativo di un “grande artista:”
Il definitivo riconoscimento di Melandri come artista arriva nel 1937 quando vince il Gran Premio Ufficiale per la Scultura alla mostra di Arti Decorative di Parigi con il grande pannello raffigurante Perseo e Medusa. Ottiene un vasto riconoscimento e consenso anche in patria e in particolare vince le prime due edizioni del Concorso nazionale della ceramica d’arte, organizzato nella sua Faenza da Gaetano Ballardini.
Agli anni successivi alla seconda guerra mondiale risale la decorazione del cinema Apollo a Bologna. Melandri riprende la sua attività intensificando la collaborazione con gli architetti Gio Ponti e Melchiorre Bega e producendo lavori monumentali per edifici e esercizi pubblici, ville, alberghi, banche, negozi, esegue anche immagini sacre per istituti religiosi. Sono numerosissime iniziative che dimostrano come la committenza continui ad apprezzare la sua arte. Melandri lavora molto negli anni ’50 fino al 1962 prima di rallentare anche a causa dell’età. Nel 1954 partecipa alla X Triennale di Milano con una personale. Cinque anni più tardi realizza con l’architetto Mazzanti il pannello per il bar dell’albergo Roma a Bologna.
Muore il 25 ottobre 1976 nella sua casa laboratorio di via Salvolini a Faenza.

Bibliografia di Pietro Melandri
Di Pietro Melandri, da più definito “un gigante del Novecento” ci sono pochi studi.
Il catalogo della mostra realizzata in Comune a Faenza l’anno successivo alla sua morte, una monografia di Pietro Golfieri, il catalogo della mostra di Roma poi trasferita a Faenza a Palazzo Esposizioni nel 1987, quello del Circolo Cittadino nel 1994 ed infine tre opuscoli editi dalla Banca Popolare di Faenza. Tutte opere parziali e postume, nessun saggio critico in vita nonostante il consenso unanime e la mole di recensioni.
La bibliografiA di Melandri si è arricchita nei giorni scorsi un altro importante capitolo. Il 27 novembre 2002 è stata presentata al MIC la ponderosa monografia (370 pagine con 500 immagini): Pietro Melandri (1885-1976) di Emanuele Gaudenzi (Gruppo Editoriale Faenza Editrice). Grazie alla disponibilità di privati, musei, enti ed istituzioni pubbliche, sono state prese in esame alcune migliaia di opere, giungendo a una visione esauriente della produzione di Melandri. Frutto di anni di ricerca, il volume, che consta di 400 pagine, intende porsi come primo strumento scientifico per la piena conoscenza e la completa valorizzazione dell'opera del maestro. Attraverso un'articolata analisi critica e la presentazione di un cospicuo numero di opere inedite, viene ricostruito l'intero percorso artistico di Melandri, dalla produzione anni Venti di taglio ancora tardo floreale e déco, alle geniali intuizioni degli anni Trenta e Quaranta, fino alla completa maturità della produzione del secondo dopoguerra.
Per Emanuele Gaudenzi, che ha ricostruito un percorso crono-tipologico assai documentato con foto d’epoca, documenti inediti e una rassegna ampia delle opere, “Melandri ha dimostrato di sapersi rinnovare sempre, anche a tarda età. Ha avuto fantasia, curiosità, stimoli e voglia di scoprire cose nuove, di “imparare” sempre. La sua opera non è riducibile a tipologie e stili perché sarebbero infiniti. Dal liberty, al déco, al neoprimitivismo”.
Giovanni Bolognesi, ricordava nel 1948 la capacità di Melandri di rinnovarsi sotto il profilo tematico, e di mantenere un forte senso dell’essere ceramista e non pittore o scultore.
Bolognesi apprezza Melandri in quanto ceramista e non vuole elevarlo chiamandolo pittore o scultore perché ritiene” il suo senso pittorico e scultoreo rimangano ad un livello emozionale e di sensibilità che egli poi traduce in forma grazie alla sua padronanza di mezzi tecnici”.