Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza

TERRACOTTE DOMESTICHE

tra XVIII e XIX secolo - CHIUSURA POSTICIPATA AL 30 GENNAIO

TERRACOTTE DOMESTICHE
28 novembre 2010 - 16 gennaio 2011

L’edizione 2010 della tradizionale mostra annuale “Segni e immagini della devozione popolare”, inaugurata nella cappella palatina del Palazzo del Morelli a Sasso Morelli lo scorso 4 settembre, trova - per espressa volontà della Cooperativa CLAI - una sua nuova collocazione all’interno del Museo Internazionale delle Ceramiche in Faenza.

Alla selezione di piccole sculture devozionali riferibili ai secoli XVIII e XIX, che costituiscono il nucleo originario della mostra, vanno ad aggiungersi dodici pregevoli plastiche - a bassorilievo e a tuttotondo - di proprietà del MIC, affini alle altre tanto per ambito culturale, quanto per epoca, se si eccettua una fugace incursione di una di queste ultime nell’ultimo Seicento bolognese. Tali sculture nascono per il culto privato, per essere cioè collocate all’interno degli spazi domestici, oggetto di un culto devoto e molto personale, con una sua precisa liturgia nel corso dei vari momenti della giornata e a seconda dei bisogni specifici degli abitanti la casa.

La presenza di una particolare immagine all’interno di un contesto domestico, il più delle volte, non era casuale: al di là dei soggetti tradizionali e maggiormente diffusi, quali le Immacolate e le Addolorate per esempio, troviamo anche tutta una serie di santi e sante prodotti in funzione di committenze ben specifiche, atte a soddisfare le devozioni più diversificate. I contenitori ideali di queste piccole sculture erano i più disparati: dai palazzi signorili, alle case più modeste abitate dal popolo, di città come di campagna, così come le sacrestie e case canoniche, assai raramente nelle cappelle laterali delle chiese, a cui erano destinate statue di dimensioni ben diverse.

L’edizione faentina della mostra, a cura di Marco Violi, di terracotte devozionali, corredata da un catalogo con in appendice un prezioso regesto del corpus di terracotte del MIC, a cura di Carmen Ravanelli Guidotti, consente di percorrere un rinnovato e più completo itinerario nell’arte scultorea bolognese e faentina, cui non sempre si è attribuita la giusta attenzione, come spesso accade con le arti cosiddette minori.

La mostra e il catalogo sono stati realizzati grazie al sostegno di:

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Cooperativa Lavoratori Agricoli Imolesi sca