L’ allestimento presenta un percorso dedicato all’Art Nouveau e all’Art Déco dai primi anni del Novecento fino agli anni Quaranta.
Nato da un’idea di Guido Antonello, attento e appassionato cultore della ceramica del primo Novecento, lo spazio è diviso in quattordici importanti aeree tematiche – che vanno dalla riscoperta delle linee sinuose della natura e della figura femminile dell’Art Nouveau, al gusto per la linea stilizzata e l’esotismo del Déco, alla nascita delle Grandi Esposizioni e delle Biennali di Monza, passando dal Futurismo e dal Cenacolo Baccariniano, alternando grandi manifatture e scultori europei a quelli italiani e faentini.
Il fine è restituire la storia europea della ceramica e delle arti decorative della prima metà del Novecento in chiave “moderna”, premessa per gli sviluppi contemporanei propri della stagione del secondo dopoguerra.
Nel percorso sono esposti 600 pezzi, che analizzano le tematiche e i protagonisti dell’epoca e affrontano il ruolo delle grandi esposizioni e delle principali manifatture europee a confronto, in un dialogo tematico, formale e tecnico.
La sala vede l’allestimento di approfondimenti dedicati ai principali temi del periodo in considerazione: la figura femminile, la natura, il gusto animalier, il Cenacolo Baccarini, le grandi esposizioni, le Biennali di Monza, le manifatture europee, la scultura, la linea moderna déco, il futurismo.
Una storia che si intreccia con la storia del Museo faentino che nasce proprio nel 1908 in seguito alla mostra delle “Belle arti e all’arte applicata” organizzata per l’Esposizione Torricelliana di Faenza. Nella mostra vennero esposte le tendenze del momento, un omaggio a Domenico Baccarini prematuramente scomparso e grandi nomi dell’epoca come Galileo Chini, Marcello Dudovich. Alcuni degli invitati presenti in mostra donarono il primo nucleo di ceramiche per il futuro Museo: tra questi pezzi straordinari di Art Nouveau che si trovano nel nuovo allestimento come la manifattura Villeroy&Boch di Dresda, la manifattura di Sèvres, Zslonay di Pècs, le olandesi Distel, Browers, Plateelbakkerij, Faiencerie Delft; Fabbrica Reale, Alumina e Bing&Grondahl di Copenhagen; la Manifattura Imperiale di San Pietroburgo.
Questo allestimento, a cura di Claudia Casali, è stato inaugurato il 7 dicembre del 2024 ed ha esposto ceramiche mancanti dal percorso museale da oltre ottanta anni.
Sono oltre 160 le opere che sono state recuperate dai nostri depositi, di cui sei sono state restaurate per l’occasione.
L’ allestimento è stato realizzato grazie al prezioso contributo del MiC-Direzione generale Educazione, ricerca e istituti culturali e della BCC ravennate forlivese e imolese.
















