La sezione espone circa 230 manufatti dal II secolo (opere dalle Dinastie Han, Tang, Song, Ming, Qing) fino ad oggi in un racconto organizzato per temi e l’inclusione nel percorso di opere d’arte contemporanea che ha radici profonde nella pratica tradizionale.

La visita alla sezione comincia la sala dedicata alla porcellana. Sono esposti tre oggetti: una ciotola di tipo Qingbai del XIV secolo, un vaso Moon Jar contemporaneo coreano di Seo Kwang-Soo (nato nel 1948) e un piatto blu e bianco del XVII secolo proveniente da Arita. Insieme, queste opere mettono in risalto l’Asia orientale come culla della produzione di porcellana.

La mostra prosegue poi con una concisa panoramica della ceramica cinese e giapponese, seguita da un’esposizione tematica che copre la cultura del tè, la vita accademica, i rituali e le sepolture, il simbolismo e il celadon. Questi argomenti mettono in risalto l’uso, il significato e l’apprezzamento della ceramica in Asia (orientale), con oggetti esposti in ordine non cronologico. Questo approccio più flessibile consente di includere opere contemporanee e aree sottorappresentate come la Corea e la Thailandia.

La porcellana cinese, molto prima di arrivare in Europa tramite le navi spagnole e portoghesi, era già stata commercializzata per secoli in tutta l’Asia e in alcune parti dell’Africa. In questa sezione l’esposizione esplora questa storia, sottolineando anche il ruolo chiave che la ceramica thailandese e vietnamita ha svolto nel commercio intra-asiatico durante il XV e il XVI secolo. Durante questo periodo, il commercio della ceramica cinese subì un temporaneo declino a causa dei divieti di esportazione imposti da vari imperatori cinesi. In risposta, le fornaci in Thailandia e Vietnam soddisfarono la domanda di ceramiche blu e bianche e celadon.

La parte finale della sezione è dedicata all’esportazione della porcellana in Europa da parte delle varie Compagnie delle Indie Orientali a partire dal XVII secolo. La porcellana suscitò un fascino diffuso che culminò in una vera e propria mania durante il XVIII secolo. Sebbene questa moda fosse tramontata nel secolo successivo, a metà del XIX secolo emerse un rinnovato interesse. L’apertura forzata della Cina e del Giappone permise agli europei e agli americani di viaggiare nell’entroterra, dove potevano acquistare oggetti realizzati per il mercato interno, diversi dalle ceramiche da esportazione che conoscevano bene. Le prime Esposizioni Universali di Parigi, Londra e Vienna alimentarono ulteriormente questo nuovo entusiasmo, in particolare per le ceramiche giapponesi in stile Satsuma.

Infine, vengono messi in risalto alcuni importanti donatori di ceramiche asiatiche al museo. La collezione asiatica del MIC fu gravemente danneggiata dopo il bombardamento del 1944 durante la seconda guerra mondiale. In mostra è raccontata la ricostruzione delle collezioni avvenuta grazie a generose donazioni.

In ultimo la collezione dialoga con artisti asiatici contemporanei che hanno profonde radici nella tradizione.

Percorso a cura di Eline van den Berg con la collaborazione di Fiorella Rispoli e Roberto Ciarla.

Opere in evidenza

  • Bottiglia “a fenici e nuvole”

  • Vaso ornamentale Imari

  • Statua di Guanyin

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